di Assunta D’Aquale.

Catwoman, questo era il nickname che aveva scelto per rappresentare la sua identità virtuale.
Gli era sembrato adatto per descrivere la personalità che avrebbe interpretato nella blogosfera. Voleva essere accattivante, affascinante e magnetica.
Le sue storie erano un mix di mistero e sensualità, di quelle che catturano l’attenzione di una certa tipologia di donne. Se avesse scelto di presentarsi con la reale identità non avrebbe riscosso il medesimo successo, di questo ne era certo.
L’altro valido motivo era quello di doversi difendere dall’invadenza ossessiva di sua moglie. Era sempre lì, a spiare continuamente le sue mosse. Spesso si presentava al lavoro senza avvertirlo, poiché la biblioteca comunale era un luogo aperto al pubblico e non poteva certo impedirglielo!
Anche nel web, lei era capace di inondargli la bacheca di facebook di commenti spropositati su qualsiasi cosa lui pubblicasse, di messaggi particolari e di vecchie foto, che li ritraevano abbracciati o in atteggiamenti romantici.
Era ossessivamente gelosa e quindi egli immaginava cosa sarebbe successo se avesse scoperto l’esistenza del suo blog.
Quindi un’identità falsa e di sesso opposto gli avrebbe garantito una certa libertà di espressione.
Si collegava soprattutto quando era a lavoro, la sua mansione gli consentiva di stare continuamente connesso.
La biblioteca era frequentata da studenti e persone di una certa età, un ambiente tranquillo e silenzioso che gli permetteva di navigare senza problemi.
Scelse il nome del blog pensando al genere di racconti che avrebbe scritto: Parole sinuose gli era sembrato un connubio appropriato.
In poco tempo aveva raggiunto una vasta audience, i suoi post riscuotevano successo soprattutto tra il pubblico femminile.
Si divertiva un mondo a impersonare un avatar femminile. In questo modo le donne non avevano remore a concedergli fiducia e amicizia, confidandogli anche i pensieri più personali e intimi, tutte cose che, in privato, a un uomo non avrebbero mai raccontato.
Una mattina d’estate la biblioteca era particolarmente vuota, si era sincerato che sua moglie fosse effettivamente andata in ufficio e si godeva tranquillo la navigazione. Un commento lo colpì in modo particolare:
Ciao Catwoman, mi piace il tuo modo di scrivere, mi piacciono le sensazioni che sai risvegliare nel mio animo inquieto.
Giorgio, alias Catwoman, era veramente lusingato da quel complimento. Cliccò sulla figura dell’avatar, era la foto di una donna molto avvenente, i capelli biondissimi, un primo piano sorridente.
Veramente bella.
Con frenesia iniziò a esplorarne il blog e ne lesse avidamente tutto il contenuto.
Era trascorso molto tempo e quasi non si accorse che fosse giunta l’ora di chiusura. Se ne tornò a casa distratto e pensieroso, inebriato dalle poesie sensuali di Samantah, così si chiamava la misteriosa blogger che aveva pervicacemente catturato il suo animo.
Ci pensò per tutto il pomeriggio, la sera e la notte. Da casa non poteva collegarsi, evitava di farlo per l’invadente presenza di sua moglie.
La mattina seguente in ufficio si precipitò al computer poiché aveva intenzione di scriverle un messaggio privato:
Ciao Samantah, ti ringrazio del tuo bellissimo complimento, ho visitato il tuo blog e letto le tue meravigliose poesie, anche a me piace molto quello che scrivi…
Nei giorni successivi le due amiche virtuali intrapresero un intenso scambio di commenti sui rispettivi post pubblicati, dai quali affiorava una crescente empatia, che le legava sempre più.
Era come una droga.
Giorgio era come ipnotizzato da quella figura di donna sensuale e misteriosa, ma questa relazione virtuale gli stava oramai stretta e decise che doveva stabilire assolutamente un contatto più diretto, doveva conoscerla.
Ma come?
Impossibile svelare la sua vera identità, Samantah avrebbe potuto sentirsi presa in giro e tutto poteva finire nel peggiore dei modi.
Pensò dunque di creare un nuovo avatar, questa volta assumendo le sembianze di un personaggio maschile: ora sarebbe stato Leo. Aprì un secondo blog, ma cosa scrivere? Doveva per forza creare una personalità diversa, scrivere in uno stile differente, altrimenti si sarebbe inevitabilmente scoperto.
Iniziò a consultare alcuni volumi di poesia avendone in biblioteca una serie pressoché infinita.
Scopiazzava versi a destra e a manca, confezionando poesie, in modo da rendersi interessante agli occhi di Samantah.
Ma questo piano non ebbe l’effetto sperato.
La donna rispondeva educata e fredda ai suoi commenti, quindi egli provò a inviarle un messaggio privato al quale naturalmente lei non rispose.
Giorgio fu preso dallo sconforto. Non gli rimase che un’unica alternativa. Dopo averci pensato notte e giorno prese la decisione di ritornare alla sua precedente identità per riallacciare il contatto con Samantah. Pertanto le inviò un messaggio privato:
Ciao Samantah, perdona la mia prolungata assenza dovuta a impegni di lavoro. Nonostante ciò ho avuto modo di riflettere sulla nostra empatia e stavo pensando che potremmo collaborare per un progetto artistico. Che ne dici?
Immediata fu la risposta:
Ciao Catwoman, hai perfettamente ragione, siamo molto simili e penso che ne verrebbe fuori un lavoro meraviglioso.
Quindi l’uomo prese a scrivere una bozza di racconto per inviarla alla donna, ora che il contatto più intimo e diretto era stato stabilito si trattava di passare alla seconda parte del piano.
Ci aveva pensato e ripensato, non era possibile evitare di rivelare la propria vera identità, ma lo avrebbe fatto nella maniera più immediata, non dandole la possibilità di negarsi ad un approccio. Quindi prese coraggio e le inviò l’ennesimo messaggio:
Ciao Samantah, vorrei discutere con te del nostro progetto, ma in modo da conoscerci ancora meglio. Che ne dici di incontrarci su Skype?
Doveva correre il rischio, cliccò il tasto invio, ora non gli rimaneva che sperare in una risposta positiva.
Aveva provveduto a organizzare il tutto.
Due giorni a settimana sua moglie andava a giocare a burraco con le sue amiche, quindi avrebbe avuto la possibilità di connettersi da casa senza problemi.
L’attesa lo rendeva cupo e nervoso. Samantah era scomparsa. Erano due giorni che aveva inviato il messaggio, ma non aveva ricevuto alcuna risposta. Il suo ultimo post risaliva a una settimana prima.
Forse aveva scoperto la sua vera identità.
Forse era partita.
Forse era malata.
La sua mente si perdeva in mille congetture, domande a cui non riusciva a trovare nessuna risposta.
Finalmente cinque giorni dopo Samantah si rifece viva con un messaggio con il quale si scusava per il ritardo dovuto a fastidiosi problemi di connessione.
Giorgio era al settimo cielo, ma al tempo stesso angosciato e timoroso.
Si chiedeva che tipo di reazione avrebbe avuto la donna al momento della scoperta della sua vera identità?
Ma oramai era troppo tardi e il suo desiderio di vederla era impellente.
Le rispose comunicandole il suo nickname su Skype, la data e l’orario in cui avrebbe potuto connettersi con calma per parlare del progetto.
Quella notte fu insonne, si assicurò che sua moglie non avesse rimandato la partita per il giorno seguente, poiché aveva notato in lei una certa smania, viste le ripetute domande a cui lo aveva sottoposto. Giorgio le propinò varie motivazioni, poi inventò una scusa circa un presunto malessere dovuto allo stress.
Il momento era arrivato.
Il fatidico giorno della resa dei conti era una realtà.
L’uomo sedette davanti al computer all’ora prefissata per l’incontro.
Il cuore aveva il battito alterato, lo stomaco contratto gli lanciava segnali. Le mani tremavano mentre si collegava digitando la password di Skype.
Attese immobile davanti al video la chiamata della donna.
Improvvisamente la suoneria lo scosse dalle sue morbose fantasie. L’icona della chiamata lampeggiava. Una frazione di secondo, tanto durò la sua incertezza.
Rispondi.
Un’immagine comparve sul monitor.
Giorgio rimase impietrito.
La bocca aperta, nell’atto di proferire parole che stentavano ad uscire.
All’altro capo stessa situazione.
I due uomini si guardavano allibiti.
La faccia barbuta di un signore di una certa età campeggiava sullo schermo; in basso il quadrato con l’immagine di se stesso, con gli occhi vitrei e l’espressione di chi ha appena ricevuto una coltellata al cuore.
Catwoman alias Giorgio e Renato alias Samantah si osservarono in silenzio per cinque interminabili minuti.
Poi la comunicazione si chiuse bruscamente.

 

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