della Prof.ssa Maria Silvia Basilicata.
 
Quando si può dire che una cosa, una persona, un’azione è cattiva e quando invece è buona?
Chi stabilisce i parametri di riferimento e le relative caratteristiche?
“Cattiva maestra televisione” è il titolo del libro di Karl R. Popper all’interno del quale l’autore, partendo da un breve saggio di John Condry sulla violenza, parla (scrive per la verità) di un buono e di un cattivo.
Il cattivo, in questo caso, è impersonato da un apparecchio che è in ogni casa, anzi, in alcune se ne trovano due, tre, fino e oltre a quattro.
Però, la TV  è una compagnia, intrattiene i bambini, divulga le notizie del mondo.
Quindi… compagnia, intrattenimento, informazione e queste sono qualità… Certo, però dovrebbero essere accompagnate da una selezione, ma la selezione può essere il compito mirato dei cattivi.
“Decido io cosa farvi sapere” dicono i cattivi “e per farlo pensiamo alle nostre finalità”.
Ma quali sono gli obiettivi del cattivo?
–         Porterò la società dove voglio io.
–         Farò diventare le persone come voglio io.
La TV, quindi, è uno strumento per degli scopi, una ladra di tempo, una manipolatrice di menti. Tutto qui?
No, ed ecco il buono: è anche un meccanismo di riproduzione della cultura e della civiltà, uno strumento di affermazione e di consolidamento dello stato di diritto, un esempio di funzionamento della democrazia.
È una serva fedele, influenza i comportamenti ed è in competizione con la famiglia e la scuola.
Allora impersona il buono e l’orco cattivo delle favole contemporaneamente?
Popper la considera uno strumento per gestire il quale ci vuole una patente.
Ma, siamo sicuri che dopo l’esame saremo bravi nella guida ed eviteremo sempre gli incidenti?
Non è facile dare una risposta esatta a tutti gli interrogativi che si sono presentati nel corso della riflessione, forse tutto diventa complicato quando ci troviamo di fronte alla SCIENZA.
Perché anche la TV e una scienza e il suo potere è grande, complesso, pericoloso, ambiguo, necessario, utile, bello, qualificante.
E come trattare questo potere?
Secondo Condry esistono solo ricette illusorie e irrealizzabili.
E la censura?  Ottima arma, ma non si sposa bene con la democrazia, né sarebbe efficace perché arriverebbe sempre in ritardo.
Mi pare che i due scrittori abbiano una visione pessimistica della discussione, visione che però alla fine dell’opera si trasforma:
“la televisione è una realtà che va accettata, essa è un mezzo di espressione attraverso il quale si manifesta e si esercita un principio di libertà, anche se bisogna massimizzare la libertà di ciascuno nei limiti imposti dalla libertà degli altri”.
E la mia libertà si manifesta nel pormi delle domande e nel ricercare sempre delle risposte.
La TV è forse una cattiva maestra, ma può trasformarsi in una buona e valida educatrice se è affiancata da tutte le altre agenzie che al centro mettono una umanità che vuole continuare ad esistere, pur nelle sue debolezze.
Bibliografia: Cattiva maestra televisione di Karl R. Poppe e John Condry 

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