…RELEGATI IN SOFFITTA.
di Fausto Corsetti.

L’autunno mi fa pensare a quella che con parola pietosa si chiama la terza età. È la vecchiaia, ma è come se si avesse paura a chiamarla con il suo nome, quasi che la “vecchiaia” fosse una parola invereconda. Forse non il nome, ma la vecchiaia è invereconda. Mi chiedo spesso se questa sia la ragione della solitudine degli anziani.
Sempre più frequentemente ascolto storie tremende: genitori, con numerosi figli, abbandonati.
Nessuno che li vada a trovare, nessuno che si interessi di loro.
Oppure figli che litigano per i turni di visita o per quelli di assistenza domiciliare.
Figli che arrivano a farsi pagare l’assistenza. E autorevoli dirigenti e professionisti affermati che, appena passata la festa di saluto per il pensionamento, sono ignorati da tutti, non ricevono più telefonate, non sono più niente per nessuno. La loro casa, fino a ieri insufficiente a contenere le presenze quotidiane di “amici” e “clienti”, diventano improvvisamente silenziose, deserte e immense.
Spesso ascolto anziani che ricordano i giorni dell’affetto, delle tenerezze, del calore delle feste: figli, nipoti, parenti, amici, tutti riuniti a stare insieme, a fare cose insieme; e i pomeriggi passati con la moglie (o con il marito), magari anche solo a passeggiare, a vedere vetrine. Ora, intorno, non c’è che durezza, assenza, fretta, sopportazione. Gli amici sono spariti.
Credo che la cosa più triste della vecchiaia sia la solitudine o forse il senso dell’abbandono. Sì, l’abbandono ancora più della solitudine, perché l’abbandono è vissuto come una dolorosissima ingiustizia. Perché è vero che spesso gli anziani non sono divertenti, ma quasi sempre lo sono stati. Sono stati divertenti, importanti per qualcuno, o forse per tanti; sono stati attivi, dinamici, moderni, spiritosi; sono state querce dai rami sicuri, hanno amato, sono stati amati, desiderati, stimati. Ora hanno perso tutto questo, ma credevano di avere la garanzia degli affetti più cari e invece perdono anche questi.
Ecco che cos’è l’abbandono. È sentirsi un vecchio cavallo a dondolo finito in soffitta. Ci sarà forse un ultimo sprazzo di affetto al funerale, qualche lacrima e un sospiro: “sì, era vecchio, è la ruota della vita!”
La profonda ingiustizia consiste nel decretare la morte dei sentimenti prima della morte biologica.
Chi pronuncia questa sentenza non sempre si rende conto del dramma che provoca. Talvolta ci sono anziani che passano la giornata a spiare se figli o nipoti – che magari abitano un piano di sopra o sotto della stessa casa – si affaccino al balcone o diano qualche segno di interesse. E poi chiudono malinconicamente la finestra della speranza.
Qualche riflessione ancora.
La prima è che presto, molto più presto, forse, di quanto crediamo, arriverà anche per noi l’ottobre della vita. E guai a noi se, assieme alla solitudine e all’abbandono, dovremo fare i conti con il rimorso di aver trascurato o addirittura abbandonato, a maggio, la gente di ottobre.
Subito dopo, dovremmo esaminarci sulla nostra capacità di amare. Se amiamo solo ciò che è amabile, o solo quando è amabile, forse noi stessi, spesso, non avremmo diritto all’amore, specialmente “Lassù dove sempre e comunque Qualcuno ci ama”.
E poi che cosa è “amabile”? Solo ciò che piace, che diverte, che arricchisce, che premia, che ricambia?
Auguriamoci di imparare in tempo il valore della gratuità, di saper scoprire un tesoro nascosto anche in un volto di vecchio.

3 Commenti

  1. No, Fausto, non essere così pessimista! Santo cielo la vecchiaia ovvero la saggezza ovvero il ritorno alla fanciullezza è qualcosa di meraviglioso!Personalmente adoro i vecchietti e starei ore e ore lì, vicino a loro a farmi raccontare, a farmi dire quello che c’era prima di me, la storia in pillole, la storia vera della gente comune.
    Ho avuto la fortuna d’incontrare vecchietti “gagliardi” che si rattristano quando sanno che vengono a trovarli i figli o quei terribili nipotini che mettono a soqquadro casa o che toccano tutte le loro cose e mettono il naso ovunque!
    Vecchietti che si sentono intrappolati da figli adulti o terrorizzati da nipoti adolescenti che cambiano le impostazioni al loro cellulare Brondi che non vedono l’ora che se ne vadano, che lascino libero il campo per poter bere quel bicchiere di vino rosso in più e guardare Bonolis in TV in santa pace o quel gioco a quiz demenziale.
    Vecchietti che quando sono soli tra di loro si sentono finalmente liberi di dire sconcerie, di pensare quello che vogliono, di far finta di non sentire con la scusa banale che non hanno messo l’apparecchio acustico.
    Vecchietti che ti dicono che usare il pannolone è meraviglioso perché possono finalmente fare la pipì liberamente senza dover correre a cercare un bagno…..
    No, per me i vecchietti sono l’estate, i campi di grano maturo, il sole giallo e perché no, qualche foglia morta per terra.

  2. Fausto caro,

    Caro Fausto,
    ieri ho letto “come giocattoli”…relegati in soffitta.
    La cosa che mi mette più tristezza è “la morte dei sentimenti”. E’ vero; la realtà per molti è così cruda! ma io voglio ancora credere che l’autunno con il suo alito accarezza tutto il bosco, alberi secolari e non…
    voglio credere che “un vecchio cavallo a dondolo finito in soffitta” troverà nuova vita nelle generazioni a venire e dunque non sarà abbandonato e il suo tempo non avrà tempo. E’ vero; quando l’età diventa la terza si fa fatica a pensare al dopodomani, ma nella morte dei sentimenti io non credo. Credo piuttosto nella trasformazione degli stessi e ognuno di noi può certamente riflettere sul tuo scritto per fare un pochino in modo che l’autunno resti tiepido e l’inverno abbia coperte per riscaldare

  3. Continuo a leggere sempre con grande emozione quello che Fausto scrive…con l’anima!!!!
    Non vi nascondo che cerco i suoi articoli, in questo vostro bellissimo sito, ogni volta che lo apro.
    Tra gli ultimi letti, tutti molto belli, ho provato un particolare batticuore per “COME GIOCATTOLI”!!!!!
    Sì! Sono pensieri e constatazioni amare … cariche di tristezza..ma, purtroppo “vere”!!!!
    Anch’io, come Virginia, amo molto gli anziani….i…”vecchietti”!!!!! E’ proprio per questo, però, che mi trovo d’accordo con Fausto!!!!
    Perchè lui ha saputo descrivere tutti i disagi fisici e morali di quelle persone che …anno dopo anno…vedono “sbiadire”, davanti ai loro occhi velati ormai dalla malinconia, la loro trascorsa…vita sociale ed affettiva!!!!
    Questo è pessimismo?!? No! Purtroppo è la cruda verità!!!!
    Mentre leggevo….ritrovavo in quegli esempi…. persone e fatti già vissuti!!!!
    Devo dire che, fortunatamente non mi trovo nella situazione di provare rimorsi per non aver accompagnato con l’amore che meritavano, fino alla fine dei loro giorni, i miei cari”vecchi” “!!!!!
    Ciò nonostante gli occhi si sono riempiti di lacrime..e la commozione è stata grande!!
    Un “pezzo” molto triste ma anche molto bello!!!
    Devo ringraziare Fausto..ancora una volta!!!!
    Si percepisce che tutto quello che scrive… lo fa con il cuore!!!!
    GRAZIE FAUSTO!!!!
    Liviana

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