di Fausto Corsetti.

Dentro ti senti giovane e ti consideri quella di sempre, ma… i conti non tornano. Finora potevi imputare i segni del tempo all’insonnia o allo stress. Ora hai capito: si tratta di un processo irreversibile. Al mattino scopri una ruga che prima non c’era, i capelli bianchi dilagano, i vestiti diventano troppo stretti e le scarpe troppo corte.
Certo, si può sorridere di questi inconvenienti: c’è ben altro al mondo. Ma non abbiamo un corpo di ricambio e, se vogliamo che quello in servizio duri a lungo, urge manutenzione.
L’arsenale della cosmesi – per le donne ma anche per gli uomini – è pronto a rifornirci di armi sempre più sofisticate e costose, proposte da testimonial così perfette da indurre in noi, comuni mortali, crisi di sdegno pari a quelle della matrigna di Biancaneve davanti allo specchio delle sue brame.
Tra l’accettazione passiva dell’inesorabile e la battaglia quotidiana contro il tempo, non avrei dubbi: meglio la seconda alternativa.
E’ vero che nessuno ci restituirà i venti anni e che l’eterna giovinezza è un mito, tuttavia è indubbio che la vecchiaia – excusez-moi – la “diversa gioventù” giunge sempre più tardi e dura sempre più a lungo. La decrepitezza può attendere.
Il rischio è, però, quello di considerare il corpo come un involucro che si può manipolare a piacimento, dimenticando che noi siamo il nostro corpo: comunque lo si edulcori, ci rappresenta.
In un modo o nell’altro, l’aspetto fisico incarna una storia, la nostra: cancellarla ci rende insignificanti, a volte anche un po’ ridicoli, mentre testimoniarla apre al dialogo e alla condivisione.
E poi, mi sembra ingiusto misconoscere gli anni che – consentitemi – ci sono costati tutti cari!
Se, a una certa età, le donne non vengono più “guardate”, possono tuttavia essere ascoltate. Ogni epoca della vita ha punti di forza da riconoscere e valorizzare.
O no?   

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