Quale vittoria?

di Fausto Corsetti. 

Chi non ha mai accarezzato, almeno un attimo nella vita, l’idea di abbandonare tutto, preparare la valigia e lasciarsi il passato alle spalle?
Forse, non c’è quasi mai una ragione precisa per fuggire: sovente si tratta piuttosto di un insieme di esasperanti, piccole realtà che improvvisamente diventano insostenibili.
L’affanno che si sopporta quotidianamente per raggiungere la sede di lavoro, per trovare un parcheggio, le corse per arrivare a prendere i figli a scuola, fare la spesa, preparare il pranzo e la cena, pulire la casa, ascoltare i problemi di tutti, della moglie, del marito, dei figli che crescono, dei genitori anziani…
Finché un giorno non ci si ferma finalmente un istante a riflettere e ci si interroga perché mai si dovrebbe vivere così. E allora la mente vola all’inseguimento di cieli azzurri, mari sconfinati, prati verdissimi, silenzio, pace; fuggono liberi e felici i pensieri in una dimensione senza tempo, si sciolgono nell’incanto di un tramonto, sfiorano cime innevate e accolgono il piacere del sole sulla pelle.
Poi, il trillo di un telefono ci riagguanta bruscamente alla dura realtà. E’ la fine dei nostri sogni. Eppure, quella sensazione resta dentro di noi. Soltanto un pensiero, una tentazione che non si realizzerà mai, un piccolo segreto con noi stessi che ci consente di sperare.
Fuggire, fuggire veramente, non risolve i problemi: è soltanto un modo di scansarli e crearne di nuovi e diversi. Il pensiero che sia possibile farlo, però, consente di rendere l’esistenza quotidiana meno opprimente.
Fuggire dal labirinto dello stress è però possibile, poiché non dipende soltanto dalla realtà in cui siamo immersi, ma soprattutto da noi stessi.
Accantonando “i tempi previsti”,  le rincorse alla vita, è necessario recuperare un equilibrio nel presente.
Magari iniziando a comportarsi “come se” in qualsiasi momento della giornata si possa abbandonare tutto.
Non sarà, così, difficile uscire prima dal lavoro per tornare a casa a giocare con i bambini, a conversare con la moglie o con il marito, o in libreria a comperare un bel libro o in un negozio ad acquistare un paio di scarpe, o dal parrucchiere.
Non sarà altrettanto difficile non preoccuparsi troppo dell’erba ormai alta del giardino o dell’ordine maniacale, perfetto della casa: perché avremo finalmente trascorso un po’ di tempo, piacevolmente, tranquillamente.
Il nostro carcere ce lo costruiamo noi giorno dopo giorno: le costrizioni nascono dal proprio intimo, da messaggi di cui ci siamo appropriati ma che non ci appartengono. La libertà, infatti, non è fuggire lontano, ma avere la possibilità di scelta.
La fuga non è l’unica soluzione: piuttosto, lo sono la conquista delle proprie libertà nel presente, nella vita quotidiana, la capacità di considerare che la vita è unica e che si ha il dovere di amarsi per potere amare gli altri.
Ciascuno di noi può inventare nuove modalità per fare le stesse cose senza subirle. E, allora, proviamo ad utilizzare il verbo “voglio”, anziché “devo”. Abbiamo la libertà di decidere attimo per attimo come vivere la nostra esistenza. E’ l’atteggiamento mentale che deve modificarsi e, conseguentemente, anche il modo di agire.
Potremmo anche ribaltare il concetto: agire in modo diverso consente di modificare l’atteggiamento mentale. In che modo? Iniziando a riflettere sulla vita: non è una lotta ma un’avventura. Noi siamo i protagonisti, solo noi abbiamo la possibilità di decidere se vivere appassionatamente o come vittime, lamentandoci in continuazione. La nostra vita dobbiamo “cucircela addosso”, adattandola al nostro modo di essere, alla nostra dimensione, alla realtà a cui crediamo. E abbandonando modelli, schemi, stili dai quali vorremmo soltanto fuggire perché non ci appartengono.

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