Quelle relazioni di amicizia che valgono una vita
di Fausto Corsetti.

Noi siamo vecchi. Lo so che ne siete arciconvinti e che percepite una distanza infinita tra voi e noi. Noi che abbiamo attraversato tutta la piana verdeggiante della gioventù e ci siamo ormai inoltrati nelle lande desolate della “più matura età”.
Ci date del giurassico, ci chiamate dinosauri, mengacci, mirabella o babbioni. Invece, vi dà fastidio la parola “adulti” perché vi ricorda che siamo noi a decidere, a procurare i soldi, a darvi i voti, a giudicarvi e, soprattutto, a dirvi cosa dovete fare. Già: le cose da fare. Noi siamo ossessionati dalle cose da fare, e voi non capite perché; voi che siete così presi dall’essere: essere simpatici, felici, liberi, autonomi, carichi, carine, qualunque cosa vi renda bene attrezzati per puntare su amicizie interessanti, con cui vivere esperienze forti e divertenti.
Come darvi torto!?
Le relazioni sono tutto nella vita: sono quelle che ti fanno star bene o male e che ti motivano nelle cose che fai; sono quel turbine di schiaffi e di carezze che ti spingeranno a chiuderti in difesa o ad aprirti con coraggio. E non c’è dubbio che, anche se non si ha paura degli scontri, tutti cerchiamo gente che ci vuole bene.
Quando… non ero “vecchio”, ho avuto amici molto diversi tra loro. C’è stata la stagione delle grandi avventure e dei tiri da matto, e quella del grande impegno e dei valori. Gli amici per le fughe in vespino “ai Castelli” e quelli per organizzare le partite di calcio o pallavolo a scuola, quelli per studiare gli interi pomeriggi a casa, e quelli per ascoltare musica.
Ma se mi chiedete quali sono stati gli amici più importanti, quelli che mi hanno portato ad essere ciò che sono, non saprei rispondere. Indubbiamente il periodo degli ideali e delle passioni liceali è stato bello tosto, però, alla fine, tre erano le cose che contavano più di altre: sentirmi accettato, accolto e coinvolto. Per fare cosa, forse, era poco importante in quei momenti; “essere amici”, questo mi prendeva.
Altro discorso è stato il rapporto con gli adulti. Non saprei dirvi che pensavo esattamente di loro. Di fondo li dividevo in due grandi gruppi: i simpatici e…quegli altri, con il costante pericolo per i primi di finire nel gruppo dei secondi. Rarissimo il caso contrario. Il fatto che loro fossero quelli che comandavano e giudicavano lo sentivo più come una seccatura. Quello che mi pesava era come ne uscivo dal rapporto con loro. Se mi lasciava triste ed insicuro li odiavo, se mi rendeva carico e felice, allora non era più neanche una seccatura.
Quindi è proprio vero che avete ragione voi: le relazioni sono il perno della vita. Ma, sapete, quando si entra nelle lande desolate della maturità le “cose da fare” (che pur sempre tali restano) sanno metterci così in ansia da farci dimenticare: primo che solo le amicizie o i rancori ti segnano per la vita; secondo che da un buon rapporto con gli altri ricavi l’energia più efficace per qualunque impresa. Già. E’ quella stessa ansia che voi avete quando le vostre amicizie stanno per sfilacciarsi come gli orli e i buchi nei jeans che indossate, preoccupandovi per le prime, mai per i secondi. Anzi facendo di quello sbrandellamento il vostro modo per dire quanto ve ne freghi poco della concretezza della vita. Salvo poi, sul finire delle pianure verdeggianti, capire che non è proprio così. Che, anzi, la concretezza della spazzatura da buttare, dello studio, del lavoro, del rispetto non sono altro che il primo modo per amare, difendere e coltivare quelle relazioni a cui tenete.

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