L’elenco delle parole dei titoli dei capitoli che Gianrico Carofiglio usa nel suo libro “Della gentilezza e del coraggio” è corposo, interessante, bello.

Alle prime due che danno vita al titolo dell’opera si aggiungono stupidità, complotto, fallacie, paura, umorismo. Per ognuna l’autore ha utilizzato pagine che trascinano piacevolmente nella lettura tanto che alla fine viene spontaneo chiedersi: “è già finito?”

I temi fondamentali dell’opera sono tre:

  • la gentilezza come metodo per affrontare e risolvere i conflitti,
  • il coraggio come essenziale virtù civile,
  • il dubbio come capacità di porre e di porsi domande.

Carofiglio considera la GENTILEZZA una sofisticata virtù marziale: “è una tecnica ma anche un’ideologia per la pratica e la gestione del conflitto”.

Ma la pratica della gentilezza non significa sottrarsi al conflitto, “al contrario significa accettarlo, ricondurlo a regole, renderlo un mezzo di possibile progresso e non un evento di distruzione.”

Abraham Lincoln era convinto che, insieme, rispetto e gentilezza, fossero le strategie più efficaci per difendersi da critiche e attacchi violenti o addirittura distruttivi.

Ma, mi chiedo: si impara la gentilezza? È sempre accompagnata al sorriso? Arriva sempre diritto al cuore?

Non so rispondere, però penso che ciò che appare fuori di noi ha avuto prima il tempo e l’abilità di formarsi dentro di noi.

Il discorso sul CORAGGIO che fa l’autore è altrettanto profondo e coinvolgente: il coraggio è lo strumento che usiamo per combattere le tante paure che dimorano dentro di noi.

Esse sono “un veleno per la convivenza civile, un terribile, letale ostacolo al cambiamento, alla solidarietà, alla progettazione del futuro”.

Secondo il filosofo Hans Jonas “dobbiamo recuperare la paura dal nostro bagaglio biologico e imparare a usarla come strumento adattivo”.

Ma, mi chiedo: si impara il coraggio? Ha bisogno di armi, di tempo, di esperienza? Fa battere forte forte il cuore?

Non lo so, ma penso che esso si faccia più forte quando non si è soli.

Nei capitoli sull’UMORISMO e sulla STUPIDITA’ le pagine sono ricche di concetti che attirano in modo impressionante. Interessante leggere che la mancanza di senso di umorismo è un sintomo, ma anche una causa, di stupidità. Molto forte come affermazione, ma diventa accettabile con il seguito: “ridere è apertura alla scoperta, strumento di possibilità ,implica “apertura, curiosità, disponibilità per gli imprevisti e le deviazioni improvvise.”

Benjamin Franklin: “se non vuoi essere deriso, sii il primo a ridere di te stesso.”

Nel capitolo sull’arte del COMPLOTTO e quello intitolato FALLACIE le bellezze
continuano.

Tra i teorici del Complotto si incontrano politici, scienziati, psichiatri che, tra l’altro, si servono anche di contraddizioni nel loro agire che non sempre è sereno e tranquillo.

La definizione di “fallacia” è intrigante e spinge il lettore a divorare le pagine; tra l’altro “come errori, invalidano le argomentazioni di un discorso e di fatto rendono inutile la conversazione”.

Non sempre è scorrevole la lettura, a volte le argomentazioni sono così complesse tanto da costringerci a ritornare sui passi letti per comprenderne appieno il pensiero.

Mi piace concludere queste mie riflessioni con queste parole:”gentilezza insieme a coraggio significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni e del proprio essere nel mondo e accettare la responsabilità di essere umani.”

Gianrico Carofiglio: DELLA GENTILEZZA E DEL CORAGGIO

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