di Paola De Lucia.

Tempo d’estate e come ogni anno ci ritroviamo ad organizzare le vacanze che, seppur brevi, non possono non contemplare qualche giorno da trascorrere al mare in allegra compagnia.
Per coloro che, come me, hanno per ragioni anagrafiche un ricco bagaglio di vacanze alle spalle, ricordo il rito del cambio di stagione che Baglioni sintetizzava in una delle sue iconiche canzoni con “pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate” e che, ancora oggi, torna in mente a tutti noi all’inizio della bella stagione ancorchè i pantaloni bianchi, per le generazioni più giovani, non rivestono più il simbolo dell’arrivo dell’estate.
Ma di simboli inequivocabili della bella stagione ne abbiamo a iosa e chissà come mai hanno visto la luce proprio nel secondo dopoguerra, quando un fermento di rinascita culturale e di costume imperversava in tutto il mondo occidentale proprio per mettersi alle spalle le macerie della guerra.
In questi giorni si celebrano i 70 anni dalla nascita del caro vecchio costume a due pezzi che, indossato già in epoca greco-romana (la Villa di Piazza Armerina ne dà testimonianza con il mosaico raffigurante otto ragazze che giocano con la palla), trova la sua declinazione moderna il 5 luglio del 1946 quando il sarto francese Louis Reard (e non avrebbe potuto essere altro che un francese in virtù del loro innato senso di spregiudicatezza e di libertà nei costumi) confeziona il due pezzi utilizzando fantasiose stoffe in sintonia con l’atmosfera vacanziera della Costa Azzurra, dove le dive del cinema mondiale esibivano i loro corpi in un clima di spensieratezza assoluta. Non dimentichiamo, infatti, che in quegli stessi anni si tornarono a celebrare anche le rassegne cinematografiche sospese a causa della guerra, proprio a significare una voglia di rinascita e progresso mai vista prima.
Nasce quindi il bikini il cui nome ispirato all’omonimo atollo situato nei pressi delle Isole Marshall dove gli Stati Uniti erano soliti celebrare test nucleari, volutamente suscita l’effetto dirompente ed esplosivo che l’indumento avrebbe avuto sull’opinione pubblica nel vedere il corpo delle donne scoprirsi finalmente in pubblico! Ma il sarto francese ha dovuto faticare non poco per vedere quei due piccoli pezzi di stoffa trionfare sulle spiagge del Mediterraneo e non solo… sono state le grandi e indimenticabili attrici degli anni 50/60 che hanno sdoganato il bikini quale protagonista assoluto dell’estate: indimenticabile Brigitte Bardot, protagonista nel 1958 del film “E Dio creò la donna” e assolutamente unica nella sua seducente bellezza Ursula Andress in quel bikini bianco indossato nel 1962 in “Agente 007 Licenza di uccidere” fino ad arrivare ai coloratissimi bikini carioca indossati dalle ragazze brasiliane durante i festeggiamenti del Carnevale di Rio.
Ma il quadro dei simboli inossidabili della bella stagione non sarebbe completo se non aggiungessimo, al bikini, la meraviglia di altre due strabilianti invenzioni che più o meno in quegli anni esplodevano prima negli Stati Uniti per poi approdare in Europa. Mi riferisco in prima battuta al coloratissimo e illuminatissimo Flipper attorno al quale si cimentavano schiere di ragazzi in estenuanti gare di abilità fisica e che trova nel cinema la celebrazione più alta e divertente nel film “Troppo Forte” di Carlo Verdone dove tale Oscar Pettinari, bullo di periferia con l’ambizione del cinema, concepisce il rapporto con il Flipper come un rapporto sessuale e dà il meglio di sé nel dimostrare le potenzialità di divertimento che quel mezzo dotato di luci, suoni ed altri meccanismi elettrici può dare.
Da ultimo, consentitemi un cenno alla mitica “scatola magica” dispensatrice di musica: il Jukebox, assoluto protagonista dell’intrattenimento estivo attorno al quale nascevano e si consumavano amori estivi, simbolo di aggregazione per eccellenza e di divertimento grazie al quale la musica, bisogno primario dell’uomo, diventava fruibile in ogni luogo, nelle serate estive, affacciati sul mare su una rotonda abbellita e illuminata da luci soffuse emesse da casalinghe lampadine colorate….
Ragazzi… altro che i social!

1 commento

  1. E COME TI SBAGLI? VUOI UN ARTICOLO CHE SPAZI DALLA STORIA DELL’ANTICA ROMA AI COSTUMI, USI E CONSUMI DEI NOSTRI TEMPI, CON ANNESSE OSSERVAZIONI E COMMENTI SAGACI? BASTA PROPORRE UN ARGOMENTO, UNO SPUNTO ALLA NOSTRA AMICA REDATTRICE… ED ECCO TI VISUALIZZA SCORCI DI PAESAGGI CON RELATIVI CENNI STORICI; EPISODI DELLA NOSTRA STORIA ITALIANA, A VOLTE CRUDI, CON INNEGABILE CAPACITA’ DA NAVIGATA GIORNALISTA.
    E COSI’ IN QUESTO REMAKE DEGLI ANNI CHE FURONO… QUELLI DI BAGLIONI CHE CI INCANTAVA, DEI POCHI MEZZI A DISPOSIZIONE MA SACRA LA VACANZA ED IL SOGGIORNO AL MARE CON GENITORI E NONNI.. ALLA VERDONE, APPUNTO, CHE TIENE IL PUNTEGGIO AL FLIPPER PER DECRETARE IL “PRIMATO” ED IL JUKEBOX… MITICO CUPIDO CHE IN PIENO GIORNO FAVORIVA SULLE ROTONDE DEGLI STABILIMENTI BALNEARI I PRIMI APPROCCI AMOROSI…
    C’ERA QUALCOSA ALLORA CHE ACCOMUNAVA GIOVANI E ANZIANI, RICCHI E POVERI, CLASSI DIVERSE E DIFFERENTI STRATI SOCIALI…
    ERA FORSE LA SEMPLICITA’ NELLA COMUNICAZIONE, LA RISATA FACILE, LA SIGARETTA OFFERTA, I FALO’ LA SERA IN RIVA AL MARE CON BAGNO A MEZZANOTTE…
    APPUNTO! I FISCHI DEI PISCHELLI DIETRO ALLE FORME DELLE BELLE RAGAZZE IN BIKINI, UNA PARTITA AL FLIPPER, UN DISCO CHE SUONA… ERAVAMO FELICI, IN MOLTI, FORSE SOLO PERCHE’ CI GUARDAVAMO DI PIU’ NEGLI OCCHI INVECE CHE NEI DISPLAY…

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