Il tempo e la più matura “gioventù”. 

di Fausto Corsetti  

La comprensione più profonda dello scorrere del tempo è quasi la percezione di una continua privazione. Il tempo sottrae gli attimi migliori della vita, i volti amati, le sicurezze su cui ci si costruisce. Constatare la presenza di una realtà significa già considerare la sua prossima assenza e, nel gioirne, si percepisce già la tristezza della perdita.
Se questa fosse l’unica riflessione possibile sul tempo, l’angoscia sovrasterebbe l’esistenza e il fluire dei giorni diventerebbe una fuga verso il proprio limite, priva di significato. Per quanto alcuni possano avere questa tragica sensazione, non è così: il tempo divora alcune realtà, contemporaneamente compensandole con altre, tenuto conto che non è soltanto artefice di privazione ma anche di arricchimento e, cancellando e sostituendo, di rinnovamento.
Ci si accorge, allora, che laddove sembra esserci l’ultima stazione di arrivo, si può invece scorgere un nuovo punto di partenza.
In antitesi, forse, con l’opinione di alcuni, il mutamento del carattere, della personalità si protrae per tutta la vita, senza limiti, per il fatto che la psiche è sempre, in condizioni di normalità, in rapporto col mondo.
Ogni stagione della nostra esistenza offre occasioni di arricchirsi, di accrescere la consapevolezza di sé.
Lo sviluppo dell’assetto psicologico, anche se può arrestarsi o rallentare a causa di fattori e circostanze esterne, non dovrebbe mai ritenersi concluso, nemmeno nella vecchiaia, che dovrebbe essere considerata come il principio di un nuovo percorso, non come preludio della fine.
La metà della vita può ritenersi come una fase intermedia verso una nuova tappa dello sviluppo psicologico, una fase critica, dato che implica la consapevolezza del termine di un ciclo della vita, un po’ come accade nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Si entra in crisi perché ci si trova a fare i conti con se stessi, a riconoscere pieni e vuoti, a fronteggiare la sensazione di non potersi sostenere a nulla che dia sicurezza.
È, tuttavia, l’inizio di un nuovo viaggio realizzato attraverso intime riflessioni e sornioni approfondimenti poiché la seconda metà della vita è il tempo della migliore conoscenza della propria natura.                

3 Commenti

  1. Non riesco a non rileggere questo articolo; ogni volta percepisco una sensazione (positiva) nuova. Ringrazio lo scrittore.

  2. Vorrei ringraziare Fausto Corsetti per aver saputo scrivere e descrivere, in modo perfetto…. struggente e veritiero, ciò che accade a chi…lentamente si sta avvicinando a quella che chiamiamo ” terza età!!”
    A quegli anziani, o meglio…. “diversamente giovani” che, come me, hanno avuto la fortuna di leggere questo brano…..Fausto ha saputo donare la fiducia e quel po’ di ottimismo che aiuta ad affrontare “un futuro” che spesso ci spaventa !!!! Il coraggio di proseguire….lungo quella strada che ancora ci rimane da percorrere!!!
    GRAZIE FAUSTO!

  3. Si, grazie Fausto! sensibile e vero, crudo addirittura, a tratti, ma sempre col sottofondo dolce e sereno di chi “sa”, ha capito come va la vita… un susseguirsi di fasi, epoche, vissuti, ognuno ci porta qualcosa da imparare e lascia un’esperienza che rende più forti, più “rugosi” . e diventiamo così un pò tutti meno esigenti, più comprensivi, riflessivi, andiamo a cercare in noi la spiegazione di qualcosa perchè c’è, lo sappiamo, ce l’ha insegnato la vita. e questo è davvero un gran valore aggiunto!
    Siamo sicuramente in grado di “capire” anche senza chiedere, e di aiutare chi chiede … un pò vecchi saggi, un pò nonni premurosi. Si Fausto grazie!!!! daniela

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