Brevi riflessioni su una valigia disfatta, metafora della vita.  
di Fausto Corsetti   

Al ritorno da una vacanza, mi sorprendo con la mente a riflettere: tutto ciò che era diventato ordinario, faticoso, ingombrante, diventa atteso, desiderato, rivisitato, ritrovato.
Dopo una breve interruzione, dopo una pausa di distacco, dopo una temporanea assenza, la dimensione entro la quale ci si muove nel quotidiano scorrere del tempo appare diversa e nuovamente attraente. Riemergono, con colori inusuali, immagini e riferimenti che erano divenuti scialbi e sbiaditi.
Le consuetudini che impegnavano il tempo quotidiano riaffiorano con interesse e nuova affezione.
Il tempo scelto per assentarsi momentaneamente dall’ordinario e da tutti quegli spazi zeppi di affetti, di riferimenti, di memorie, di legami, di simboli, di nostalgie, di oggetti, di frequentazioni, diventa finalmente occasione per ridare giusto valore, significato e peso a ciascuna cosa e a ciascuna abitudine.
Disfacendo la valigia che ci aveva accompagnati, nel timore di non avere quelle cose che si reputavano essenziali per sopravvivere al distacco e alla lontananza, la si ritrova carica, spesso eccessivamente colma, di cose e legami superflui, non essenziali.
Non tutto, di quanto era apparso fondamentale e necessario, è stato realmente utile. Ci ha resi sicuri, prima della partenza; ha soddisfatto il nostro senso di previdenza, prima di partire;  ha reso meno pesante la separazione dalla vita di tutti i giorni: ma, in conclusione, non è risultato effettivamente utile, indispensabile.
Servono davvero poche cose a chi parte.
Poche cose sono necessarie a chi decide di vivere cercando quanto è sufficiente per dare sapore e fine all’esistenza quotidiana.
Si può vivere con poco, si può partire con meno, si possono custodire solo poche cose.
Una valigia povera, capace di contenere quanto è essenziale per vivere: anche il quotidiano vivere ci interroga, invita a cercare, a custodire, a raccogliere, ciò che è sufficiente, essenziale, utile davvero.
Il di più non serve: aiuta, ma non soddisfa; è utile, ma non essenziale. 

2 Commenti

  1. verissimo, ben scritto, vera poesia in un gesto ..grazie di avermi fatto sognare ad occhi aperti…

  2. vero e descritto alla grande!

    il ritorno dal viaggio è parte essenziale; si torna più esperti, capaci di un nuovo sguardo sul vecchio mondo e sul vecchio sé
    si comprende che il nostro concetto di necessario include molto di superfluo e di tanti accessori si può fare tranquillamente a meno senza sentirne troppo la mancanza. Una larga fetta di mondo vive con molto meno di ciò che noi riusciamo a stipare in una valigia. in molte culture non esiste neppure il concetto di superfluo.
    “Il di più non serve: aiuta, ma non soddisfa; è utile, ma non essenziale”

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