di Nunzia Assunta D’Aquale, tratto dal libro “Respiri del cuore”. 

Rigirava tra le dita la piccola conchiglia bianca raccolta mentre passeggiava sulla battigia. Linda era giunta parecchio in anticipo al solito appuntamento e aveva girovagato sulla spiaggia in attesa dell’ora prefissata.
Le piaceva affondare i piedi nella sabbia umida, ascoltare il ritmico movimento delle onde e assaporare quella brezza marina dolce e profumata, una tregua alla calura insopportabile di quelle assolate giornate di un agosto molto rovente.
Quella era stata un’estate particolarmente calda, le temperature insopportabili toglievano il respiro, l’afa aleggiava sulle città, dipingeva il cielo di un azzurro opaco e rendeva le notti insonni. Focolai d’incendio divampavano sulle colline intorno, lungo le strade e nella pineta. L’odore acre di sterpaglie bruciate si avvertiva ovunque, inondava anche le case con le finestre serrate, si insinuava nel respiro della gente.
Ma l’incendio, in quella calda estate, divampò anche nel suo cuore.
Linda si ritrovò, suo malgrado, con tutto il suo essere nel bel mezzo di un fuoco inarrestabile e non ebbe modo di sottrarsi alla furia divoratrice di quella passione che la stava consumando a poco a poco.
Mentre il sole basso all’orizzonte emanava gli ultimi tiepidi bagliori dorati e il cielo s’andava colorando di vivide pennellate di rosso fuoco, pochi sporadici bagnanti s’attardavano per ammirare quel tramonto malinconico, mentre un bambino rincorreva entusiasticamente il suo pallone.
Lei era in attesa, trepidante ed emozionata, come la prima volta.
Era trascorso soltanto un mese.
Ricordi non molto distanti si riaffacciarono alla mente. Linda stava tranquillamente sdraiata sul lettino, con i piedi accavallati, i gomiti piegati dietro alla nuca, ad osservare il cielo cangiante, il susseguirsi delle varie sfumature, dal rosso al rosa, dal blu cobalto all’azzurro intenso. Da un lato della volta celeste, una stella luminosissima brillava, preannunciando l’arrivo della notte.
Il piccolo bastoncino di legno piombò all’improvviso sulle sue gambe. Si alzò di scatto, seduta si guardò intorno, in cerca dell’origine di quell’oggetto volante.
«Mi scusi, mi scusi tanto!» vide un uomo correre verso di lei, con accanto un bellissimo cucciolo di cane pastore tedesco.
«Vis, fermo, vieni qui!» intimò l’uomo alto e muscoloso al cane, che nel frattempo si era avvicinato al lettino e cercava di afferrare il bastoncino che Linda teneva in mano.
«Mi scusi, ancora!» l’uomo sfoderò un sorriso che le riempì lo sguardo.
«Non si preoccupi, può capitare…» Linda diede il bastoncino a Vis, che felice e scodinzolante lo afferrò trai i denti.
«Non ho calcolato bene le traiettoria, non volevo colpirla».
Linda non faceva caso alle sue parole, era come ipnotizzata dinanzi alla figura scultorea di quell’uomo.
I capelli nero corvino incorniciavano un volto abbronzatissimo sul quale brillavano due occhi simili a smeraldi verde mare. La bocca carnosa, era protesa in quel sorriso luminoso dal quale era difficile distogliere lo sguardo. La ragazza rimase qualche istante ammutolita, incapace di proferire qualsiasi parola.
«A questo punto, il minimo che posso fare è presentarmi!» disse
l’uomo porgendole la mano.
«Sono Massimo». Linda incantata si scosse e con imbarazzo ricambiò la stretta di mano, calda e vigorosa.
«Piacere, io sono Linda».
Si alzò in piedi, le sembrava scortese rimare seduta e misurò l’altezza dell’uomo. Era alto, molto alto e si sentì davvero piccola al cospetto di quella presenza così imponente.
Massimo indossava una tenuta sportiva, le scarpe da jogging, per la sua quotidiana corsa sulla spiaggia.
«Passo ogni sera da queste parti, ma non ho mai avuto il piacere di vederla» disse l’uomo sorridendo.
La ragazza arrossì, sentiva il viso andarle in fiamme. La sua maledetta timidezza le stava giocando un brutto scherzo.
«Veramente sono arrivata ieri, non abito in questo paese, i miei hanno preso una casa in affitto per l’intero mese di agosto».
Non sapeva perché raccontasse tutti quei particolari ad uno sconosciuto, ma la sua mente era fuori controllo.
«Bene, mi dispiace di averle dato questo bel benvenuto, comunque vedrà che si troverà benissimo, questa cittadina non è grande e chiassosa, è un piccolo gioiello, un posto dove si riesce a respirare il mare».
Così dicendo le indicò con un gesto della mano l’immensa distesa d’acqua, incredibilmente piatta e trasparente.
«Sì ho visto, ho fatto un piccolo giro, questo posto è davvero bello, poi a me piace molto il mare… non mi dia del lei, mi fa sentire in imbarazzo, sono ancora giovane!»
«Come vuoi Linda, anch’io non sono così vecchio come sembro!»
Risero entrambi e il loro sguardo s’incontrò, si scrutò in profondità e una sensazione di calore invase l’animo di Linda, che per prima distolse gli occhi e li puntò verso il mare.
«Allora Linda, ci vediamo. Io passo di qui tutte le sere, magari per farmi perdonare domani ti offrirò un bel gelato, che ne dici?» le propose l’uomo.
«Certo, ti ringrazio, a domani».
Lo guardò allontanarsi di corsa, insieme al cane. Le gambe muscolose si muovevano con lunghe e agili falcate. In un momento raggiunse la riva. Avrebbe ricordato per sempre l’eleganza di quella figura scura, stagliata nel tramonto.
Così tutto era cominciato per caso. Gli incontri si erano susseguiti, uno dopo l’altro, sera dopo sera.
Lui le aveva snocciolato poco per volta stralci della sua vita, fino a rivelarle di avere famiglia e di essere sposato. Massimo aveva circa quarant’anni, quasi il doppio di Linda. Ma questo non spegneva il fuoco che lentamente si era acceso nel cuore di lei e che ora divampava, più forte che mai.
Si era innamorata, perdutamente, con l’innocenza dei suoi vent’anni, di quell’uomo così bello, forte e affascinante, lo immaginava come una sorte di eroe.
Linda lasciò cadere la conchiglia e guardò l’orologio.
Dieci minuti di ritardo. Massimo era preciso, doveva aver avuto qualche contrattempo. la sua frenesia aumentava.
Ne aveva bisogno come l’aria. Scrutò l’orizzonte, per l’ennesima volta, nella speranza di scorgere il piccolo Vis precedere il padrone. Nulla.
Lei viveva solo per quel breve momento. Il resto del giorno se ne stava rinchiusa nel suo letargo, avviluppata da quella calura estiva che le intorpidiva la mente in attesa della sera, del fresco, del suo Amore.
Massimo non le aveva mai nascosto la verità, non le aveva promesso nulla, la sola cosa che poteva donarle erano quei brevi ed intensi incontri, in cui tutto il resto non contava nulla.
~ ~ ~
Rigirava tra le dita il piccolo bastoncino di legno, mentre Vis gli scodinzolava intorno in attesa del lancio.
L’uomo era seduto sotto il pergolato, su di un vecchio tronco d’albero, utilizzato come sedile. Pensava, rifletteva, mentre le sue dita nervosamente si serravano sulla superficie ruvida di quel pezzo di legno, quasi che potesse miracolosamente assorbire le energie negative che in quel momento scuotevano il suo animo.
Sapeva che sarebbe stato l’ultimo appuntamento ma non sapeva che decisione prendere.
Si era ritrovato impantanato in quella singolare storia d’amore, fatta solo di frasi, sguardi e piccole carezze.
Una storia particolare e unica. Era consapevole del sentimento che provava nei confronti di Linda: una forte attrazione fisica e molto affetto.
Una ragazzina fragile e sognatrice, eppure forse proprio la sua innocenza l’aveva attirato, ma ora il tempo era scaduto, quella breve ma intensa storia stava per concludersi per sempre.
Le lunghe passeggiate nell’atmosfera magica del tramonto, le corse con Vis, i lunghi abbracci…
Tutto aveva un sapore fresco, che lo riportava indietro nel tempo, ai suoi spensierati vent’anni.
Ma la sua famiglia era la cosa più importante.

Quando tornava a casa il senso di colpa lo opprimeva, non aveva il coraggio di guardare sua moglie negli occhi.
Ogni volta si proponeva che avrebbe messo fine a quella storia, prima di giungere al punto di non ritorno, ma ogni volta lo sguardo di Linda gli faceva dimenticare i suoi propositi, rimandare la decisione a un altro giorno.
E così di giorno in giorno era già passato un mese.
Il tempo dell’addio era arrivato.
Non aveva il coraggio di affrontare ancora il suo sguardo triste, di fare promesse che non avrebbe potuto mantenere.
Forse sarebbe stato meglio lasciare la situazione sospesa, lei avrebbe compreso da sola.
Si alzò, che era quasi l’imbrunire, uno sguardo all’orologio. Forse oramai Linda se ne era tornata a casa.
~ ~ ~
Le ombre si erano allungate sulla sabbia, all’orizzonte una suggestiva colorazione violacea tingeva le nubi che celavano allo sguardo il sole basso. Linda si accorse solo in quel momento di quanto fosse tardi, si era persa come al solito, nei suoi pensieri.
Un’ora di ritardo. Non poteva chiamarlo al cellulare, sarebbe rimasta ancora per qualche minuto.
L’ultima sera. Il giorno dopo tutto era pronto per il ritorno in città.
Un pensiero che le opprimeva il cuore, la tormentava. La distanza tra di loro era enorme, non ci sarebbe stata nessuna possibilità di rivedersi. Si rendeva conto, ora, in quell’istante che lei era solo una sciocca ragazzina innamorata, all’inseguimento di un sogno irrealizzabile.
Il cielo scuro era una trapunta di luminosi diamanti, le piccole onde bianche e schiumose lambivano la sabbia. Il suono del cellulare l’aveva sorpresa quasi addormentata, distesa sul lettino, ancora in attesa. Sua madre la cercava. Inventò una scusa, le disse che sarebbe tornata dopo cena. Si alzò. Poche figure scure si aggiravano intorno, coppie in cerca di un
angolo di intimità. Linda alla fine comprese e si rassegnò all’evidenza.
Era chiaro che oramai Massimo non sarebbe più arrivato.
S’incamminò sulla strada del ritorno.
La testa persa nei ricordi.
Avrebbe a poco a poco domato il fuoco che divampava dentro di lei, ma di sicuro non avrebbe potuto spegnerlo definitivamente. Una piccola fiammella sarebbe rimasta per sempre, a ricordarle quella calda, caldissima estate. 
 

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