LUNGO LE STRADE DELLA NOSTRA VITA…
di Fausto Corsetti

Le dimensioni della prostituzione sono quelle di un traffico planetario di esseri umani, fatto di inganni e di ricatti. Persone di un’umanità inferiore?

Lucciola è un termine poetico, suggestivo: in natura questo piccolo insetto attira prepotentemente il maschio con la sua luce intermittente, frutto di una reazione fotochimica.
Appellando le prostitute “lucciole”, si allude forse al fatto che queste donne siano dotate di attrattive che richiamano l’uomo in maniera irresistibile?
Chissà!
Ormai, siamo abituati a vederle nei parchi e lungo i viali. Carne e pelle di ogni colore, esposte oscenamente alla vista, trucchi esagerati, abiti indecenti. L’andirivieni di auto, gli schiamazzi, il commercio che fermenta intorno alla loro presenza suscitano sdegno e proteste.
Del resto, le prostitute esistono da sempre e da sempre provocano scandalo nella società, diciamo così “normale”.
Ma se fino ad alcuni decenni fa “il mestiere più antico del mondo” poteva ancora godere di una benevola tolleranza perché circondato da un’aura di poesia un po’ bohemienne, oggi non è più così. Il commercio dei corpi ha incrociato i flussi dell’immigrazione dai Paesi del Terzo Mondo. Si è tinto di sfruttamento violento, di inganno e di ricatto, e ha assunto le proporzioni di un traffico planetario di essere umani.
La stragrande maggioranza delle mercenarie sulle nostre strade è straniera. E pochissime di loro hanno scelto volontariamente “la professione”. Sono vendute dai genitori o portate in Italia con la promessa di un lavoro e poi obbligate a vendersi con minacce, botte, torture. Quelle che si ribellano sono uccise senza pietà. A controllarle sono spesso loro connazionali organizzati in racket efficientissimi. Ma la massa anonima ed enorme di italianissimi clienti è complice fino in fondo di questa piaga vergognosa.
Le donne straniere sfruttate sono quasi un milione in tutta Europa.
In Italia, la prima grande ondata proveniva dall’Est europeo, subito dopo la caduta del Muro, nel 1989.
Poi, è stata la volta delle nigeriane e delle sudamericane.
Tra il 1993 e il 1994 sono arrivate in massa le albanesi. E sono sempre più giovani: si calcola che la metà abbia meno di 21 anni e un terzo tra i 14 e i 16.
La prostituzione, soprattutto quella esercitata lungo le strade,  non è più un problema di ordine pubblico o di moralità: si tratta di vera e propria schiavitù.
Ha il volto di tutte le Svetlana, le  Vesna, le Katryn, le Olga che costellano le nostre strade.
Il loro dramma interpella tutti, nessuno escluso. Forse, qui non è in ballo il sesso, ma il fatto che alcune persone si arrogano il diritto di calpestare e usare  altre persone, protette –  è evidente –  dalle tante ipocrisie della nostra società.

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