La storia di una lettrice, Patrizia P. 

Ho incontrato Marco sul treno. Stavo andando a Milano per lavoro e lui a vedere una partita di calcio, la partita della vita, come la definisce ancora oggi: Inter Roma. 

Avevo 35 anni, un matrimonio fallito alle spalle, un buon lavoro e tanta voglia di divertirmi. 

Quel ragazzo seduto di fronte a me che non perdeva occasione per rivolgermi la parola cominciava ad incuriosirmi. Era carino, troppo giovane per me, ma i suoi due occhioni azzurri, vispi e profondi, attraevano il mio sguardo come una calamita.

Per quasi tutto il viaggio mi ha raccontato tutto di sé, della sua famiglia, dei progetti di lavoro, dei suoi amori, dei suoi amici, dei suoi viaggi e delle sue passioni.

E quel viaggio era infatti un viaggio di passione, la passione per la sua squadra del cuore, la Roma. All’epoca non sapevo nemmeno quali fossero i colori delle squadre e quindi ascoltavo in silenzio, annuendo o talvolta ridendo per come raccontava certi episodi.

Lui non demordeva e parlava, parlava, parlava… Fu così che una volta arrivati alla stazione Centrale di Milano mi sembrò del tutto naturale la richiesta del mio numero di telefono e persino il saluto con un abbraccio e due bacetti calorosi, come vecchi amici.

Quella sera andai a cena con i miei colleghi meneghini ma appoggiai il cellulare accanto al tovagliolo e ogni tanto, spesso per la verità, lo fissavo intensamente nella speranza che squillasse.

Quella sera il cellulare non squillò e nei giorni successivi feci di tutto per scacciare Marco dai miei pensieri: aveva 12 anni meno di me, era nato quando facevo la seconda media ed ero già innamorata di un ragazzino della classe.

Al mio ritorno a Roma ripresi la mia vita con i soliti tran tran e dopo un paio di settimane a Marco proprio non pensavo quasi più. Mi ero imposta di non pensarlo perché per me rappresentava un’autentica follia: troppo giovane per i miei gusti.

Una sera, mentre ero a cinema con un’amica, il mio cellulare iniziò a vibrare. Pensai immediatamente a lui. Mi catapultai dalla poltrona e scavalcando la gente seduta accanto a me risposi proprio nel momento in cui lui chiudeva il telefono. Tornata al mio posto tra gli improperi dei miei vicini, continuai a vedere il film pensando a Marco. Finito il film, di corsa a casa. Volevo richiamare quel numero ma avevo il cuore in gola e non riuscivo a parlare. Lo richiamai e decidemmo di rivederci subito, dopo pochi minuti stava già sotto casa mia.

Inutile raccontarvi i dettagli. Vi dico solo che da quella sera non ci siamo più lasciati e sono passati 15 anni.

Lui ha sempre 12 anni meno di me ed è un bell’uomo che dimostra forse qualche anno in più. Io ho ancora 12 anni più di lui e sono ancora una bella donna ma nessuno immaginerebbe mai la nostra differenza di età: sembro un pochino più grande ma non così tanto.

In questi anni ho vissuto con la paura che lui possa incontrare una donna più giovane e mollare tutto. Abbiamo superato difficoltà e problemi con le nostre famiglie e con gli amici più stretti. Tutti ci mettevano in guardia ma noi siamo andati dritti per la nostra strada, forse anche un po’ da incoscienti non abbiamo mai voluto affrontare discorsi sul futuro, cementificando la nostra storia. E’ strano come i primi “nemici” di una storia d’amore sbilanciata siano proprio le persone a cui vogliamo più bene e che ci vogliono più bene. Forse proprio per la paura che una persona cara possa soffrire inutilmente, tutti sconsigliano di amare.

Per il momento abbiamo all’attivo 15 anni di amore totale, completo, complice, coinvolgente, di quello che ti riempie la giornata e la vita.

Nel frattempo sono nate Liviana e Lavinia, due bellissime ragazzine di 12 e 10 anni.

Devo confessare che quando penso a noi due insieme, io di 70 anni e lui di 58 mi assale la paura. Ma è la stessa paura che avevo 15 anni fa, 10 anni fa e anche oggi.

Finora è stato bellissimo vivere giorno per giorno una storia d’amore così intensa, da assaporare attimo per attimo; credo che il segreto stia proprio nella paura che tutto possa finire da un momento all’altro.

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