di Fausto Corsetti.

Tutti, con diversa intensità, conduciamo dentro di noi un dialogo interiore.
Ci sono alcuni, in particolare se vivono da soli, che a questo dialogo danno persino voce, con soliloqui nei quali due personaggi discutono tra di loro.
I pensieri si dipanano in continua alternanza fra quello che vorremmo essere e fare e quello che in realtà facciamo e siamo, fra le mete che vorremmo conquistare e l’autocritica che ci prospetta i nostri limiti, a volte esasperandoli.
I pensieri corrono come velieri nel mare della nostra mente, filano più veloci della nostra volontà. Sono propositi buoni e sentimenti cattivi, impulsi di generosità e spinte egoistiche. Sogni che ci proiettano nel futuro e nostalgie che ci ancorano al passato, privandoci del presente.
Questo lavorio dentro di noi prosegue anche di notte: la nostra mente non smette di elucubrare. E’ un laboratorio che non conosce orari di lavoro e che si ferma soltanto quando siamo intenti a un’attività che ci soddisfa completamente, per esempio quando diamo libero sfogo alla nostra creatività.
Raramente siamo in grado di convivere internamente pacificati, in quello stato di serena beatitudine che potremmo definire con un’immagine metaforica “il sorriso interiore”.
Come lottare con queste tempeste intime? E sono davvero negative? Forse, non dovremmo allarmarci quando la burrasca assume toni fragorosi. Si placherà.
Poi, non lasciamoci trascinare lontano da quei velieri, verso isole di illusione o sconforto. Teniamo saldo il timone del nostro discernimento, evocandolo dalle profondità sapienti del cuore.
Sarebbe certo utile, nei passaggi più difficili fra le onde, un interlocutore a cui affidarsi,  con cui confidarsi, ma poiché raramente è disponibile, possiamo ricorrere ad un espediente antichissimo, al nostro “diario di bordo”: affidare alla carta i pensieri più galoppanti.
E la rilettura, tempo dopo, ci servirà per ridimensionare gli eccessi. Alla fine, quello che dovremmo fare è abituarci a convivere con il nostro conflitto interiore, accettandolo come una realtà ineludibile ed anche positiva. In fondo, fa parte della dinamica della vita e se sapremo governare le sue vele con distacco e un po’ di serenità e, forse, un pizzico di ironia, diventerà una ricchezza.
Di più. Una persona senza i marosi dei conflitti è un individuo senza vitalità: adagiato sulla coffa della falsa sicurezza si sente già a posto così.
E’ tra quelli che stanno sempre dalla parte giusta, che non sbagliano mai, che hanno sempre l’ultima parola, che vincono sempre. Non perdono mai. Sono vincenti: ma non sono “invincibili”, perché non hanno conosciuto mai il sapore della sconfitta.
Invincibile, invece è: il sole che torna ad avvolgere le cose dopo che la notte le aveva confuse nell’oscurità; il fiore che torna a regalare perdutamente profumo e colore senza curarsi chi meriti o no il suo dono; l’anziano , sazio di giorni, che non smette di credere che il “fare” non è l’unico valore della vita; il giovane assetato di futuro, che compie il primo passo di un lungo viaggio.
Talora può capitare che quasi nulla avanzi di noi stessi, alla sera: solo stanchezza, desiderio, attesa. Tutto, in certi momenti, appare perduto, vuoto, inutile. Ma proprio lì, al contrario di ogni evidenza, accade, si solleva, comincia qualcosa di inedito: il vento.
Il vento della perseveranza gonfia nuovamente le vele, profuma le fronti sollevate a cercare colori e incontri che aggiungono sapore nuovo al quotidiano. Il cuore si rinnova in una danza che canta alla vita, nella gratitudine, nello stupore. Appare possibile tutto ciò che appariva spento, fermo, inamovibile.
Marinai dell’anima: questo ci basti per sentirci invincibili.   

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