di Fausto Corsetti.

E’ misterioso, inquietante, suadente, avvolgente, rispettoso: il buio. Tante cose accadono nella notte. Mentre tutto si adagia, sembra sostare in attesa, crescono nel segreto, non viste, cose importanti. Sfuggono agli occhi e appaiono, evidenti, solo a giorno inoltrato. Crescono piano le cose che contano; crescono sotto lo sguardo anche di quelli che non cercano ciò che evidente non è.
Quante volte, nell’oscurità, cresce più chiara, più forte, più precisa, la volontà di comprendere: si vorrebbe tornare a vedere frammenti di vita già andata, vissuta, passata. Quale sete ha il cuore di chi conosce il colore della notte e ha imparato ad ascoltare la voce della vita che se ne va, che si trasforma, che muta la storia della gente, quella voce che scava dentro, la mente e i passi?
La notte è il tempo dei pensieri, delle emozioni, delle passioni che riaffiorano e trascinano domande alle quali non si può non rispondere.
Rientrati, a sera, restano oltre quella porta i rumori della strada, quei suoni che nel giorno consumano o quantomeno appannano mete e desideri: tutto resta fuori. Mentre dentro, invece, riemerge prepotente la verità di sé, quella che interroga senza attenuanti, e rimette in primo piano ciò che è rimasto sulla strada.
Non si può vivere lasciando che i giorni passino l’uno accanto all’altro.
Non serve aspettare la notte, se i colori del giorno non diventano fermenti di luce nel buio che toglie solo tutto ciò che non serve per incontrare la vita, fra tante vite che intrecciano la propria esistenza.
E’ ingannevole la vita, sono ingannevoli gli anni pensati senza fine; è breve la gioia che pare così gradita.
Vorremmo tornare indietro per rivedere il passato, per comprendere meglio quello che abbiamo perduto. Cercare l’esistenza: il lavoro di ogni giorno. Cercare l’esistenza. Che altro? Tutto diventa importante. Il dettaglio, il particolare diventa sublime attenzione. Ogni volto, messaggio di vita che favorisce e facilita la conoscenza di sé: sapore che condisce passi, talora affaticati.
Cosa accade nel cuore di chi cerca di rialzarsi dopo ogni caduta, dopo ogni nuovo dolore, dopo ogni nuova fine, non è dato sapere. Eppure, in quel mistero, ciascuno custodisce le verità più alte, quelle che si confessano solo a se stessi e che lasciano fuori della porta qualsiasi finzione, artificio, sotterfugio, timore.
L’unica notte oscura è quella che non si vuole affrontare.
Il nuovo verrà.
Ci potrà passare accanto, ci potrà interpellare, ma se non lo si vuole affrontare…non ci cambierà. Si ricomincia, nella notte, a cercare l’esistenza, quella che appaga il cuore e rende prezioso il vivere. Nel cuore della notte emerge il desiderio di tornare alla casa d’origine, lì da dove è iniziata quella trasformazione di sé che invita a cogliere l’esistenza, preziosa e unica, come luogo d’incontro, tempo di riconoscimento, spesso, tempo di attesa.
Non è facile attendere, non si è più abituati ad attendere: se non a condizione e a garanzia di avere diritto a una risposta… a fronte della certezza di avere qualcosa in cambio, un ritorno. Durante queste trasformazioni se, da una parte, si prova una indicibile fragilità, dall’altra, più viva sembra diventare la voglia di vivere o almeno il desiderio di trovare un più forte senso per vivere, più attenta si fa la ricerca della bellezza e della gioia, più familiare torna lo stupore e la gratitudine:  anche se intorno resta la notte, o prevalgono le nebbie notturne più impenetrabili, la vita diventa diversa, altra, nuova.
Tramonti e albe, primavere e autunni hanno scandito il trascorrere del tempo, ma intatta resta la fedeltà alla vita: essere fedeli alla vita è un assecondare inviti, un raccogliere messaggi, riconoscere segnali.

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