della Prof. Maria Silvia Basilicata.

“Parole di giorni lontani” è un bellissimo libro di Tullio De Mauro.

L’autore narra di un bambino che impara piano piano la difficile arte della lettura che gli consente di scoprire la realtà che lo circonda e la storia di avvenimenti passati.

Sono le parole che leggono la fonte dei suoi incontri, incontri a volte belli e a volte brutti, dolorosi, piacevoli, liberi o imposti. Sono tanti come sono tante le parole che li rappresentano ed è difficile e quasi impossibile fare un calcolo degli incontri.

Le nostre parole sono parole di sorrisi, di amore, di speranza, di rabbia, di paura, di impotenza, di dolore.

Diverse, ma sempre e comunque artefici di incontri. Gli incontri di oggi non sono belli, rimandano quasi sempre alle preoccupazioni e alla sofferenza.

Le parole dei nostri giorni vicini sono diverse da quelle dei giorni lontani di De Mauro.

Le parole di oggi ci spingono alla solitudine, eppure siamo sostanzialmente esseri socievoli.

Nonostante tutto un po’ di solitudine piace, perché consente di guardarsi dentro.

Esplorando dentro me stessa trovo parole bellissime: coraggio, speranza, forza, solidarietà, servizio, competenza, sacrificio, altruismo.

E dopo non mi sento più sola perché queste sono le parole che più di tutte mi consentono gli incontri.

Quando sono nate le parole e perché?

Non conosco il tempo, ma conosco il perché: i giorni delle parole, siano essi vicini o lontani, sono il significato e la completezza della nostra umanità.

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