Nairobi, 6 aprile 2015
Una Pasqua di sangue

di Gianfranco Morino, Medico Chirurgo
Giovedì Santo. Il massacro all’Università di Garissa. Attonito, senza parole davanti ad una pagina bianca. Non ce l’ho fatta a scrivere. Venerdì Santo disperante. Ancora niente. E poi troppa rabbia. Troppo dolore. L’angoscia che cresce.
Muri di sangue. Corpi dilaniati, accatastati tra banchi e sedie. Difficili da riconoscere. Hanno perso anche la sacralità del nome. “Constatare il decesso”. E con esso l’irreparabilità della morte. Quello che ci hanno insegnato  nella medicina forense. Resurrezione della carne, improbabile anche da pensare.
Giorni da Antico Testamento. Sangue di agnelli, sangue di giovani donne e di giovani uomini. Odio che richiama vendetta ed altro odio.
Millenni di homo sapiens e la lenta e difficile evoluzione verso un uomo migliore non si possono cancellare con i kalashnikov. Ma di kalashnikov e di qualsiasi arma sempre più sofisticata e letale si può riempire il mondo. Gli sterminatori vanno fermati, con qualsiasi mezzo. Non c’è dubbio. Ma perché nessuno fa la domanda essenziale? Come gli  assassini possano continuare a sterminare? Da dove ricevono costanti forniture di armi? Qualcuno al mondo conosce il nome di un presidente, proprietario, direttore di una fabbrica di armi? Chi sono i mandanti morali ed anonimi che vendono armi in maniera indiscriminata e trasversale? Alla sera si siederanno tranquilli a tavola con i propri figli?
Viviamo in un paese galleggiante su un mare nero di deriva etica, insicurezza ed impunità. Specchio del mondo attuale e della sua peggiore globalizzazione. Dove le uniche vere religioni sono il profitto, la ricchezza, il potere. Tutte le altre sono di facciata.
Francesco, vescovo di Roma, parla di persecuzione dei cristiani. Lui è credibile. Ci ha portato nuova speranza. Parole ed idee possono ancora cambiare il mondo. Ha ridato primato alla coscienza, che supera ogni fondamentalismo.
Preghiera di Pasqua. Resurrezione dello spirito. Rinascere nella tolleranza e nella pace. Nella giustizia. Nella ricerca della verità. Il credere ciecamente di possederla fa paura. Può generare i mostri.
In questa parte di mondo entrare in una chiesa ed assistere al rito della Messa è un evento ad alto rischio. Non si è tranquilli. Sempre distratti dal rumore di un auto che arriva all’esterno. Dall’entrata di qualche fedele mai visto prima. Magari con una borsa posata nel banco. Ti guardi in giro. Non si perde d’occhio la porta principale. Ci si avvicina alla porta secondaria a metà navata. Si gira la maniglia facendo finta di niente. Ma per fortuna è aperta. E non c’è nessuno. Si intravede solo un po’ di sole tra le acacie e le grandi nuvole del monsone che si avvicina.

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