UMANITA’ BEATA
della Prof. Maria Silvia Basilicata.
Che cosa è un bambino? E’ il titolo di un libro che ho letto tanto tempo fa. Non ricordo più in maniera nitida i particolari, ma, senza alcun dubbio, il soggetto era rappresentato dai bambini.
Ma perché il termine “cosa”? Perché non “chi” ?
In effetti sorge spontaneo chiedersi chi sia il bambino.
Per parlare di lui non basterebbero centinaia di libri, milioni di riflessioni, miliardi di parole…
Intanto, per cominciare, dovremmo parlare di tutte le teorie che hanno trattato questo tema, e che, comunque sia, offrono quadri che variano ampiamente, sia nel tempo che nello spazio.
Solo per citarne qualcuna, la teoria dell’approccio psicanalitico, o di quello esistenziale – fenomenologico, o ancora  di quello evolutivo – maturazionale ed altri.
Per cercare di semplificare il discorso ho voluto usare i concetti di Nicholas Tucker: se esaminiamo il bambino da un punto di vista sociale lo possiamo definire “una funzione delle aspettative e delle pratiche dell’adulto”.
Se ragionassimo da un punto di vista fisico, dovremmo considerarlo un essere con certe limitazioni fisiologiche che riducono le sue attività. Analizzandolo da un punto di vista emotivo, dovremmo rappresentarlo come un esploratore che trae piacere dalla conoscenza del mondo circostante. Infine, da un punto di vista intellettuale, come un individuo in balia delle sue percezioni immediate perché incapace di considerazioni differenti dall’immediatezza spazio – temporale.
Questo secondo gli specialisti, e di seguito le interpretazioni di altri soggetti “meno specialisti”:
un vaso da riempire, un trasmettitore di geni, un foglio bianco senza annotazioni, un invasore barbarico, il frutto dell’albero proibito.
Chi è un bambino?
Ho pensato di interpellare i diretti interessati, intervistando Daniel di sette anni e Djamila di cinque.
Chi sei tu?
Daniel: Un bambino.
Djamila: La figlia di mio padre.
Cosa è, secondo te, un bambino?
Daniel: Una persona carina, un umano.   
Djamila: Una persona, un genio.
Dove vivi?
Daniel: A S. Maria con mamma, papà e Giovanna.
Djamila: Nella casa con mamma, papà e Maja.
Chi sono i tuoi genitori?
Daniel: Non li vedo mai, ma quando li vedo sono contento.
Djamila: Loro mi piacciono così come sono.
Che cosa è il mondo?
Daniel: Un pianeta che mi piace.
Djamila: Un Paese grande grande.
Come lo vorresti?
Daniel: Tutto di cioccolato e di maccheroni.
Djamila: Con tanti pupazzi.
Cosa toglieresti dal mondo che non ti piace?
Daniel: Le macchine vecchie.
Djamila: Davide che mi prende sempre in giro.
Cosa ti piace di più nel mondo?
Daniel: Mamma papà e Giovanna.
Djamila: Le case, i fiori, l’erba, il cielo, il sole, le nuvole, il muschio, la magia.
Cosa dire? Solo a rileggere queste parole mi commuovo e sorrido.
Chi è il bambino?
Gioia, responsabilità, un presente ma anche un futuro, lacrime, amore, sogni, speranze, senso della vita, un prendere ed un offrire,  “un’ancora gettata nel mare del futuro, un’ancora che impedisce di lasciarsi risucchiare dai ricordi del passato”.
Ma quando, se così si può dire, si “dà inizio” ai bambini?  
Secondo me, quando ci innamoriamo: nel momento stesso dell’innamoramento, anche se non ne siamo consapevoli, si dà vita ad un bambino potenziale.
Allora…sono io che decido…e  lui?
Lui non ha chiesto di nascere, non ha scelto il momento né tantomeno i propri genitori, il nome o il Paese di provenienza ecc ecc.
Magari in un mondo parallelo è diverso: il bambino, quando vuole, prepara la valigia, sceglie  il momento, i genitori, i sogni e prende il treno.
Scherzi a parte, prima di chiudere, poche parole sui genitori: quando c’è un bambino ci sono dei genitori, e i “difetti” dei genitori sono all’origine dei “difetti”  dei figli.
André Berge parla, a proposito dei genitori, di sette difetti capitali: l’impotenza ad amare, il nervosismo, l’iperprotezionismo, il perfezionismo, lo spirito possessivo, il narcisismo. Benché non siano solo i genitori i responsabili, certamente sono loro i più coinvolti, forse perciò esiste il “mal di figli” e il “mal di madre”.
Ho detto all’inizio che non finiremo mai di parlare del “bambino genio” come dice Djamila, a volte anche con argomenti brutti come abbandono, violenze, soprusi, maltrattamenti…
Ma ora mi fermo, anche se mi dispiace: amo troppo i bambini e non posso pensare a un mondo senza di loro.
Mi viene a mente la frase che ripeteva spesso il grande Totò: “avremmo un mondo migliore se dentro ognuno di noi ci fosse un bambino”.
Che ne pensate, lo costruiamo un mondo bello e colorato facendoci aiutare proprio dai bambini?

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