LE COSE CHE VERRANNO
di Fausto Corsetti

Sembrerebbe quasi una esagerata semplificazione affermare che il momento presente e ancor più quello futuro è segnato dalla memoria di quanto già si è vissuto e sperimentato.
Eppure i nostri occhi sono intrisi di luci, colori, immagini, volti, gesti, suoni già raccolti e gelosamente, indelebilmente, custoditi uno dentro all’altro, nell’intimo di noi stessi.
E’ sufficiente un cenno perché torni presente un’emozione vissuta. Un colore o un riflesso di luce hanno la forza di evocare volti o confidenze passate, che tornano a vivere come fossero appena accadute. Un suono, un semplice accordo musicale, può far tornare a vibrare dentro una melodia dimenticata. Un profumo può schiudere farfalle di immagini e coriandoli di colori. Una parola può far rivivere il calore di una voce amica e ridonare sicurezza e serenità a un cuore inquieto.
Non sempre se ne è coscienti. Eppure, talvolta, in particolari circostanze, pur trovandoci in luoghi non familiari ci si sente come a casa, sereni, sicuri, custoditi.
Qualcuno ha scritto che la nostra felicità è racchiusa e custodita dalla memoria e soltanto là vive… Per  questo, la memoria non può avere che origini straordinarie, divine. Così come la felicità. E, sia l’una che l’altra, maturano segretamente e lentamente, proprio nel quotidiano scorrere del tempo.
L’intera esistenza umana è come una vorticosa raccolta di sentimenti, emozioni e memorie. Indelebilmente vanno a depositarsi dentro, nell’intimo, e preparano il nuovo che verrà, nella ricerca di un senso che dia unità al lento succedersi dei giorni.
La ricerca faticosa di unità, di significato, di luce, di futuro che muove i passi di ciascuno di noi, si compie lentamente, allo stesso modo in cui si realizza un cammino: un passo dopo l’altro. Oppure un dipinto: un segno di colore dopo l’altro.
All’interno, nel nostro intimo vanno accumulandosi segni, suoni, volti, ricordi che diventano premessa del nuovo, dell’inedito, del futuro che, familiare, attende e si fa incontro.
Quanti giorni dovrà vivere un bambino prima di diventare uomo? Quanto tempo dovrà passare prima che un uomo torni ad essere bambino, capace di stupore e riconoscenza?
Dove abita il senso e l’unità di quell’interiore vorticoso turbinio di ricordi, di sentimenti, di domande, di dolori, di passioni che travolge il cuore di ogni uomo?
Tante domande sembrano esprimere l’insistente domanda di senso che avvolge ciascuno di noi alla ricerca di una traccia indelebile che dia significato all’essere e al divenire.
Tra la popolazione curda vi è la consuetudine di salutarsi con un’espressione davvero singolare: “Ti porto nei miei occhi”. Non abita fuori ciò che conta. Non rimane estraneo colui che si ama.
Attenzione, rispetto, delicatezza, tenerezza, presenza. E’ lo stile di vita di quanti hanno compreso, di quanti hanno scoperto che non vi è nulla di poco importante, ma tutto è segno, anticipo, promessa: il frammento vale quanto l’intero, il dettaglio anticipa il tutto, l’avvenire è compimento dei ricordi.

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