Nel tempo presente

di Fausto Corsetti.

“Quel gran genio del mio amico, con le mani sporche d’olio, capirebbe molto meglio, certo, di buttare: riparare. Pulirebbe forse il filtro, soffiandoci un po’; scinderesti poi la gente, quella chiara dalla no.
E poi potresti ripartire, certamente non volare ma viaggiare”. Questo è Lucio Battisti. Che scinde la gente quella chiara dalla no; che pulisce il filtro.
Che forse non vola, ma viaggia.
E quella che vedete nella foto è una Guzzi, una Moto Guzzi. E’ una moto da viaggio, la Guzzi.
Anche la più scomoda e scorbutica, porta lontano. Quando è nella rimessa, quando riposa, quando lascia la sua gocciolina d’olio sul pavimento del garage come se volesse segnare il territorio, ti dice: “Partiamo?”.
Partire, viaggiare… Sono tanti i modi di viaggiare. Sono tanti i modi in cui è possibile “stare insieme”, magari proprio mentre si viaggia. Si può essere insieme, ma avere la mente e il cuore da un’altra parte. Guardare nella stessa direzione, ma vedere cose diverse. Avere la stessa meta, ma avere obiettivi divergenti. Sentire la stessa musica, ma abitare stanze interiori differenti, dove può accadere di restare l’uno estraneo all’altro.
E’ possibile, al contrario, essere diversi, ma sentirsi in sintonia. Avere prospettive differenti, ma puntare al medesimo obiettivo. Muoversi da punti opposti e condividere la stessa sensibilità. Essere in luoghi e spazi distanti e sperimentare una indicibile sintonia. Non vedersi da anni e rincontrarsi come se ci si fosse lasciati il giorno precedente.
A volte, dentro la stessa stanza, non solo non viviamo le stesse emozioni, ma non riusciamo nemmeno a percepire le emozioni dell’altro. Dentro lo stesso viaggio può capitare non solo di non sentire le stesse parole, ma di non sentire nemmeno che l’altro ci sta parlando.
“Possiamo stare insieme?”: sono queste poche parole che possono svegliarci dal sonno della distrazione, dalla miopia che ci impedisce di mettere a fuoco relazioni vere, incontri consapevoli.
Cosa accade dentro, quando si avverte che si realizza “l’incontro”, non è facile dire. In quel momento tutto si ferma. Anzi, comincia qualcosa che non ha fine. Il tempo, tuttavia, marca il suo passaggio e ricorda che le cose grandi accadono nel silenzio.
Il tempo, che così facilmente ci sfugge dalle mani, rubato da quanti ai quali abbiamo, inconsapevolmente, talora colpevolmente, consegnato le chiavi di casa, non è un nemico, ma un’opportunità.
Ce ne accorgiamo quando ne siamo depauperati, ma, anche, quando ci rendiamo conto che le cose più grandi accadono proprio nel tempo presente. E, allora, non è buono solo il tempo che è diverso, che è altro, rispetto al quotidiano che vorremmo sempre diverso, migliore, più nostro. E’ buono questo tempo, quello che abbiamo adesso tra le mani. Non solo quello che verrà: dopo il lavoro, dopo la fatica, dopo il presente, ancora dopo…
Il presente, solo il presente è sempre migliore del passato, perché è il futuro che si compie, è il desiderio che si realizza, è un nuovo ordine che si carica di desideri ancora inediti. E’ qui, oggi, che ciascuno può guardare negli occhi il tempo migliore che sta inseguendo…
Ogni tanto vuole coccole, pulire un filtro o stringere una candela. Ma non vuole mangiarsi il tappeto dell’autostrada a tutta velocità. Vuole conquistare metro a metro passi montani, accarezzare argini di fiumi, affiancare colline.
E’ una moto da viaggio, la Guzzi.       

 

 

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