di Assunta D’Aquale, tratto dal libro “Respiri del cuore”.

Il freddo chiarore dello schermo le illumina il volto, la stanza semibuia e silenziosa è il suo guscio protettivo.
Fuori il cielo si tinge dei colori del tramonto, ma lei non se n’è neanche accorta.
Sara è immersa in quella dimensione virtuale, quell’altrove, dove ritrova pezzi di vita, sparsi disordinatamente.
Sono passate oramai diverse ore da quando si è rifugiata tra i suoi ricordi.
Scorrono lente le immagini sul monitor, fotografie di un passato ancora vivido. Lei abbracciata al suo ragazzo, sullo sfondo il blu intenso del mare. Loro due insieme al gruppo di colleghi, durante una pausa di lavoro, in camice bianco, vicino alla sua scrivania. La breve vacanza a Parigi. Tre giorni splendidi, trascorsi a passeggiare lungo i viali alberati e sull’argine della Senna. Un cielo plumbeo, carico di pioggia, ma nel suo cuore tanta gioia.
Non ha avuto il coraggio di eliminare quelle foto, non ancora. Farlo sarebbe come cancellare una parte importante della sua esistenza. Ogni istante, ogni momento è racchiuso nei loro volti, immortalati in quell’attimo di fuggente felicità.
In sottofondo, avverte la voce di sua madre, oltre la porta chiusa, che la chiama per la cena.
Poi di nuovo quel silenzio, quella sensazione di essere sospesa tra la vita vera e la sua incorporea esistenza che mescola e confonde ciò che è reale con il virtuale, il passato e il presente.
Con la mente riallaccia i ricordi, come i fili di un tessuto, trama e ordito, che si intrecciano dando forma a un’immagine nitida, così vera da provocarle angoscia e sofferenza. Sembra appena ieri, ma più di sei mesi sono trascorsi da quel giorno triste.
Lui era in piedi nell’inquadratura della porta, in una posizione rigida con il volto contratto.
«Domani parto, ho deciso…penso sia la cosa migliore… ho accettato quel posto di ricercatore. Starò via circa un anno».
Il ragazzo pronunciò quella frase con lo sguardo basso, seguì un lungo silenzio e le parole rimaste sospese nell’aria, come fossero foglie ingiallite, lentamente s’adagiarono al suolo, senza far rumore.
«Sara, mi hai sentito? Ho detto che domani me ne vado!» la voce era diventata più decisa, per indurla a dare una risposta.
Ma Sara aveva sentito benissimo. Non riusciva a metabolizzare quella frase così assurda. Gli rivolse infine lo sguardo.
«Sì, ho capito…stavo solo riflettendo» rispose mentre sentiva le gambe tremare e un’angoscia pressante che le andava lentamente salendo su per la gola, impedendole di respirare bene.
Il cuore man mano accelerava i battiti e voleva lanciarsi in corsa, come un puledro impazzito. Avrebbe voluto alzarsi, avvinghiarsi addosso al suo corpo per non lasciarlo andare via, incollargli addosso le mani come per imprimere le sue impronte indelebili.
Ma rimaneva immobile, lo osservava dal basso, quasi rannicchiata sulla sedia girevole, la gola arida.
«Ho pensato che stare lontani per un po’ sia la cosa migliore…poi è anche un’occasione importante, il professor Galassi dice che potrebbe nascere qualche importante collaborazione…che ne pensi?».
Sara avrebbe voluto replicare con disinvoltura, con voce ferma, ma tutto il suo corpo si rifiutava di rispondere a qualsiasi comando.
«Va bene…non mi vuoi parlare, forse sei molto arrabbiata, magari torno più tardi» fece per voltarsi, quasi sollevato dopo aver trovato il coraggio di darle la notizia.
«No aspetta…» un filo di voce aveva trovato la forza di farsi largo nella gola serrata dall’emozione.
«Meglio finirla ora…mi dispiace, ma certo non posso trattenerti a forza…se hai deciso…forse hai ragione, questo periodo di distanza farà bene ad entrambi» aggiunse con voce tremante.
«Bene. Ora sono più sereno…vedo che hai compreso quello che intendevo dire. Vedrai che tutto si sistemerà…Madrid non è così lontana e poi avremo Facebook, Skype…ci terreno costantemente in contatto».
Ora sembrava quasi allegro, il suo sguardo era di nuovo luminoso, era contento di partire. Sara lo percepiva chiaramente e una fitta la trapassò da parte a parte. Lui si mosse nella sua direzione, per un ultimo abbraccio.
«Ok. Buon viaggio allora…» così dicendo Sara girò di scatto la sedia per protendersi verso la finestra dandogli le spalle. Il ragazzo si ritrasse e interpretò quel gesto come un rifiuto.
Tornò sui suoi passi e uscì dalla stanza senza aggiungere nulla.
Sara lo sentì allontanarsi ma non si volse per non vederlo andare via e soprattutto non voleva che lui vedesse quella piccola lacrima che iniziava ad appannarle la vista.
L’eco dei passi si spense lasciando in sottofondo solo il ronzio della stampante e allora tutta la tristezza si riversò in quel pianto, così disperato e solitario, lasciando sul volto e sul cuore un solco bruciante e indelebile.
Dopo la partenza Sara rimase in contatto con Mauro per circa un mese. Inizialmente si sentivano al telefono e qualche sera su Skype.
L’amarezza attanagliava ancora l’animo di Sara, non aveva ancora ben compreso il vero motivo della sua partenza. C’erano stati negli ultimi mesi delle incomprensioni, normali discussioni, quelle che di solito capitano in tutte le coppie. Nulla di particolare. Avevano due caratteri opposti, ma si riuscivano a compensare in giusta misura.
Il carattere estroso e fantasioso, un po’ distratto e sognante di lui si contrapponeva alla razionalità di Sara, sempre attenta e precisa. Nonostante tutto andavano avanti oramai da diversi mesi.
Poi la decisione di mettere tra loro quella grande distanza. Lei aveva cercato di interpretare quel suo gesto, forse esprimeva un disagio che lui non aveva saputo esternare a parole.
Mauro era fatto così, trovava rifugio nel mondo interiore e non aveva mai il coraggio di affrontare le situazioni difficili, aspettava sempre che gli altri agissero per primi. Quella volta invece aveva avuto la forza di prendere quella decisione, ma non di chiarire fino in fondo che cosa gli passasse per la testa.
Sara però aveva iniziato a comprendere.
Dopo il contatto iniziale, le chiamate si fecero più sporadiche, su Skype non ebbero più modo di vedersi, lui le disse che la connessione non andava.
Poi il colpo finale. Una sera, dopo due giorni che non aveva avuto più sue notizie, provò a chiamarlo ma il cellulare risultava irraggiungibile. Fece diversi tentativi nei giorni seguenti, infine realizzò che Mauro aveva cambiato il suo numero.
Ora i ponti sembravano irrimediabilmente tagliati.
Sara in fondo se lo aspettava, all’inizio aveva seguito i suoi movimenti anche rovistando nel suo profilo di Facebook. Foto, frasi pubblicate nella bacheca, tutto le serviva per ricostruire ed immaginare un mondo di cui non faceva più parte.
Poi un fatidico giorno non riuscì più ad entrare nel profilo di Mauro. Lo cercò disperatamente fra le sue amicizie e si rese conto di essere stata cancellata. Fu presa dal panico.
Poi l’amarezza si trasformò in rabbia profonda.
Cosa aveva da nascondere? In fondo Sara non lo aveva mai importunato scrivendo sulla sua bacheca, a lei bastava osservarlo, tenendosi in disparte, in poche parole, spiarlo. Doveva essere successo qualcosa, qualcosa che lei non doveva sapere, ma cosa? Tutto questo la faceva sentire impotente, tagliata fuori all’improvviso e questo la rendeva furiosa.
Trascorse giorni inquieti, domandando in giro ai suoi colleghi e amici se avessero avuto notizie di Mauro e che fine avesse fatto. Flavia, la sua più cara amica, sospettava che ci fosse qualche altra donna. Era al corrente di tutta la storia e aveva sempre cercato di convincerla a non pensarci più, di lasciar andare le cose per il loro verso, evidentemente non erano fatti per stare insieme.
Un giorno, presa dalla disperazione, Sara le chiese se fosse ancora amica su Facebook di Mauro al fine di mostrarle il suo profilo, per capire che fine avesse fatto.
Flavia mostrò un certo imbarazzo, ma dopo tante insistenze accettò. Si recarono nello studio del prof. Galassi, che in quel periodo era assente.
«Ma che te ne importa oramai, non vedo perché hai questa ossessione! È tutto finito da mesi, non devi stare a traviarti per una persona che non ha più interesse per te…» la sua amica cercava di dissuaderla.
«Lo so che oramai non dovrebbe interessarmi più quello che fa lui, ma devo assolutamente sapere cosa sta succedendo. Non capisco perché abbia preso quella decisione, così all’improvviso» rispose seccata Sara
«Evidentemente non era più innamorato! Non ci sono altre spiegazioni…» sentenziò Flavia.
Il cursore lampeggiava nel campo della password, Flavia inserì velocemente la sua.
Sulla homepage scorrevano immagini e frasi. Poi d’improvviso Sara lo vide, la sua faccia sorridente spiccava in una foto di gruppo, ma lei subito l’aveva individuato.
«Torna indietro, più su!» gridò senza rendersene conto.
«Ma su dove?» Sara era esasperata.
«Più su, qualche foto indietro, l’ho visto!» la mano di Flavia lentamente fece scorrere la rotellina del mouse, fino a che il cursore si fermò su quel volto familiare.
La foto di gruppo ritraeva le persone attorno a un tavolo, durante una cena. Flavia cliccò sul tag che appariva sul volto di Mauro ed entrò direttamente nel suo profilo. Iniziò a scorrere la pagina, notò pochi aggiornamenti di stato, ma molte immagini.
Poi vide quella foto, in cuor suo sperò che Sara non la notasse, ma subito la ragazza focalizzò la sua attenzione proprio su quella.
«Clicca sulla terza foto, dai!» la voce frenetica di Sara aumentò di volume. Il sangue sembrava scorrere più velocemente e il cuore accelerava il battito.
Abbracciata e sorridente la coppia si mostrava all’obbiettivo fotografico. Mauro, in eleganti pantaloni bianchi, la camicia aperta sul corpo leggermente abbronzato, appoggiava con dolcezza e protezione un braccio sulle spalle di una donna. Lei ricambiava il sorriso, lunghi capelli biondi le svolazzano sul volto. La giovane donna indossava un vestito azzurro, leggero, vezzoso, sandali rossi con tacchi vertiginosi.
Sara osservava incredula quell’immagine così diversa da se stessa: un viso dai lineamenti decisi, gli occhi e i capelli scuri, un taglio molto corto. Il suo stile era essenziale a volte quasi fin troppo serioso. Amava i colori scuri e soprattutto indossare jeans. A lui era piaciuta proprio per la sua semplicità. Si rese conto che le situazioni, così come le persone, cambiano repentinamente.
Avvertì una rabbia immensa imploderle dentro, era come un magma che non trova via d’uscita, sentiva un flusso d’odio rovente pervaderla da cima a fondo. Le parole le morivano in gola.
Stava in silenzio, mentre aveva come la sensazione di prendere fuoco. Flavia provò a dire qualcosa, ma lei non percepiva il senso delle sue parole.
Gelosia allo stato puro, ecco cos’era. I pensieri le si accavallavano disordinatamente nella testa. Era stato a Madrid qualche mese prima. Sicuramente l’aveva conosciuta in quell’occasione. Ma loro stavamo già insieme. Allora forse aveva mentito.
Mauro ora per lei era solo un bastardo, bugiardo e traditore.
Te la faccio pagare a costo di venire a trovarti in capo al mondo! Nella sua testa mille congetture e un solo preciso intento.
«Sara, ma mi ascolti? Hai capito quello che ti sto dicendo?» Flavia le scuoteva il braccio. Il monitor del pc aveva assunto un austero grigiore e si era definitivamente spento.
«Dai, usciamo, potrebbe entrare qualche assistente, non voglio che ci trovino in questa stanza» così dicendo Flavia si alzò.
Sara come un automa seguì il suo esempio, la sua mente era altrove.
«Basta, non chiedermi mai più una cosa del genere! Non ci sto, non voglio essere tua complice in questa storia, se vuoi farti del male, fallo da sola».
Flavia innervosita si allontanò frettolosamente, non sapendo cosa altro aggiungere.
Sara rimase immobile, come un’ombra in quel lungo e solitario corridoio.

~ ~ ~

La notte è sopraggiunta.
La minuta figura di Sara si staglia nel chiarore del computer, la pagina di Facebook è ancora aperta sull’album delle foto.
Il lungo filo dei ricordi l’ha ricondotta nella sua stanza, nella triste realtà del presente.
Eppure basterebbe un semplice rapido gesto per chiudere simbolicamente col passato. La mano saldamente ancorata al mouse in procinto di impartire il fatidico comando.
Forse non avrà mai risposte alle sue domande, la sola certezza è che Mauro è lontano, lontanissimo da quel luogo e dal suo cuore.
Click.
Sei sicuro di voler eliminare il tuo album?
Ok…

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