Il sempre crescente inurbamento del gabbiano è oramai un fenomeno che inizia a creare non poche difficoltà.
Fino a qualche anno fa  l’immagine di un gabbiano in volo era sinonimo di pace,  libertà,  natura e  vacanza.
I più avanti negli anni non possono non ricordare Il Gabbiano Jonathan Livingston, di Richard Bach. Era il 1970 e questo romanzo è stato un caposaldo per intere generazioni di ragazzi.
Oggi purtroppo le cose sono cambiate e il fenomeno delle colonie di gabbiani in città ha portato anche a un cambiamento di tali uccelli sia sotto il profilo fisico che caratteriale. Infatti sono diventati più grossi, con un becco più potente  ma purtroppo  anche più aggressivi soprattutto nel periodo della riproduzione, tra aprile e luglio.  Non è raro, infatti, vedere un gabbiano attaccare uccelli di piccole dimensioni, come passeri, pettirossi, colombe e  piccioni ma in alcuni casi arrivano ad attaccare persino i gatti e i cani di piccola taglia.
Normalmente vivono in colonie e nidificano lungo le coste o in prossimità di fiumi o di laghi. Attualmente è aumentata a dismisura la nidificazione in prossimità di discariche dove non hanno problemi a reperire cibo dagli scarti alimentari.
Le dimensioni e il peso variano a seconda dell’età, della  specie e della provenienza  ma in ogni caso sono uccelli di taglia medio grande con dimensioni dai  30 ai 75 cm. di lunghezza e dai 100 gr.  ai 2 kg. di peso.
Vive circa una ventina di anni e raggiunge la sua maturità sessuale a 3 anni.  Quindi, nelle città stiamo già facendo i conti anche con i danni provocati dal guano di questi uccelli che è acido e molto corrosivo.
Un episodio indimenticabile legato all’aggressività di tali uccelli è quello del gabbiano che attacca insieme a un corvo la colomba lanciata da Papa Francesco durante l’Angelus il 28 gennaio 2014.
https://www.youtube.com/watch?v=950ycY7iHZY 
Sembra proprio che la favola di Richard Bach sia svanita nel nulla e che gli stessi gabbiani abbiano dimenticato  che il loro stile di vita, oltre che del cibo, necessita anche della “luce e del colore del sole, del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell’aria”.
Qualcuno attribuisce la nascita del fenomeno a Fulco Pratesi che nel 1973 lasciò allo zoo di Roma una gabbianella zoppa trovata all’isola di Giannutri. Dopo poco un gabbiano scese allo zoo ad accoppiarsi e da allora è stato un susseguirsi di nidi nella zona dello zoo prima e del centro storico di Roma dopo.
Si calcola che solo a Roma vivano oggi ben  50000 gabbiani. Nel giro di qualche anno non potremo più ignorare il problema.

 

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